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Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane

 
contributo inviato il 14 aprile 2018, via Vincesko




Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.4 a due economisti della BCE, in merito ad un loro articolo contenuto nel Bollettino n. 2 della BCE, nel quale hanno sollecitato, similmente al FMI, l’ennesima riforma delle pensioni nei Paesi della Zona Euro, di cui l’Italia fa parte, e che ha avuto una ampia eco sui media italiani. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane

Da: v

11/4/2018  14:50

A:  carolin.nerlich@ecb.europa.eu,    joachim.schroth@ecb.europa.eu       e altri 46+603


Egregi Dr. Carolin Nerlich e Dr. Joachim Schroth,

Vi inoltro, per Vostra opportuna conoscenza, la lettera che ho inviato recentemente al FMI,[1] che ha analizzato le pensioni italiane e, basandosi sui soliti dati errati, ha formulato delle proposte estremistiche di riduzione della spesa pensionistica.

Poiché anche dal Vostro recente articolo incluso nel Bollettino della BCE del marzo 2018 che ha avuto, in abbinamento a quello del FMI, anch’esso una eco notevole in Italia e suscitato generali preoccupazioni, si desumerebbe la necessità di ulteriori interventi sulle pensioni nei Paesi dell’Eurozona, ritengo opportuno formulare, anche al riguardo delle Vostre proposte, alcune, brevi osservazioni critiche.

Citazione1: “Gli interventi previdenziali sono stati particolarmente intensi nei paesi sottoposti ai programmi di aggiustamento, quali Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo” (4.1 Pension reforms in the euro area   https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ebart201802_02.en.pdf oppure https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2018/bol-eco-2-2018/bolleco-BCE-2-2018.pdf#page=105).

Vi segnalo, a meri fini informativi, che andrebbe aggiunta l’Italia, la quale, anche se non è stata sottoposta formalmente a programmi di aggiustamento, dopo la crisi del debito greco, ha varato (i) nell’arco di due anni, ben due severe riforme pensionistiche (SACCONI, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), che facevano seguito ad altre cinque precedenti riforme dal 1992, per un totale di sette; e (ii) manovre finanziarie correttive per ben 330 mld cumulati (4/5, pari a 267 mld, dal Governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal Governo Monti, e le misure strutturali valgono tuttora),[2] in parte per scelta autonoma, in gran parte per input (eufemismo) dell’Unione Europea - Commissione Europea e BCE -, per quest’ultima vedi la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano, con prescrizioni dettagliate sugli interventi da adottare, inclusa la ulteriore revisione delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”), in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza, Statuto BCEmutuato dall’art. 130 del TFUE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[3]

Ma, purtroppo, sulle riforme delle pensioni italiane  si registra da sei anni una notevole DISINFORMAZIONE, sia in Italia (soltanto negli ultimi quattro mesi ho scritto a 46 destinatari, cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it  oppure   http://vincesko.blogspot.it) che all’estero (vedi, appunto, le mie lettere a OCSE e FMI), poiché alla riforma Fornero, che è soltanto la settima e ultima riforma dal 1992, e non la più severa, vengono attribuite anche le misure della ben più severa riforma SACCONI.[4]

Quello delle pensioni, però, non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto – come scrivevo - quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della grande recessione, con un ruolo decisivo dell’Unione Europea (Commissione e BCE).[2]

Citazione2: “L’implementazione di ulteriori riforme in questa area si rivela essenziale e non deve essere differita, anche in vista di considerazioni di economia politica” (pag. 112).

Per quanto riguarda l’Italia, oggetto di ricorrenti, preoccupate analisi da parte dell’OCSE,[5] del FMI e, stranamente, dall’interno dell’UE, basate su dati errati e fuorvianti, è una richiesta infondata e oggettivamente estremistica:

(i) dopo le sette riforme dal 1992, il sistema pensionistico italiano è in equilibrio e giudicato tra i più sostenibili nel lungo periodo;[4]

(ii) l’età di pensionamento di vecchiaia, con 67 anni per tutti dall’1.1.2019, è la più alta in UE assieme alla Grecia, superiore a quella della Germania e della Spagna e molto superiore a quella della Francia; l’età di pensionamento anticipato (che prescinde dall’età anagrafica) è, dall’1.1.2019, di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne;

(iii) essa è agganciata alla speranza di vita, quindi si adegua automaticamente;

(iv) dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, Damiano, SACCONI e Fornero), è stato stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) un risparmio cumulato al 2060 di 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld;[1]

(v) al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica sul Pil scende dal 16% attuale (influenzato, peraltro, dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica e con gli effetti delle riforme non esplicati pienamente) al 12%; nel 2060, dal 13,8% al 9,5%.

Spero di esserVi stato utile.

Cordiali saluti

V.


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Note:

[1] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni), contro le fake news sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

[2] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[3] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

[5] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



***


Destinatari: BCE, Parlamento, Altre Istituzioni, Media, Sindacati

NB: Poiché ho ricostruito gli indirizzi e-mail, prego inoltrare a quelli eventualmente errati.


***


Ricevo e pubblico volentieri, non solo perché l'apprezzamento mi ha fatto piacere (anche per la sua rarità), ma anche perché un collega di Stefano Lucarelli (di altro ateneo) molto stranamente ha minacciato di denunciarmi se non lo avessi cancellato dall’elenco dei destinatari (cosa che non ho fatto, come ho raccontato nel blog).

Re: Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane

Da:  Stefano Lucarelli<stefano.lucarelli@unibg.it>(stefano.lucarelli@unibg.it)

11/4/2018 18:24

A: v

Grazie, apprezzo il lavoro che stai facendo.


***


RISPOSTA DELLA BCE


Pubblico la lettera che ho ricevuto oggi dalla BCE, in riferimento alla mia dell’11.4 scorso.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane (#4 - 70242)

ECB Information (info@ecb.int)

17/4/2018  16:22

A  ECB Information,    Enquirer - 11/04/2018 - 17:23  


Egregio Signor V.,

Le confermiamo di aver ricevuto le Sue email dell’11 aprile 2018 e La ringraziamo di aver condiviso con noi i suoi commenti sull’articolo “L’impatto economico dell’invecchiamento della popolazione e delle riforme pensionistiche”, pubblicato sul Bollettino Economico della Banca centrale europea (BCE) il 22 marzo scorso.

I Suoi commenti e le Sue osservazioni sono state condivise con i nostri colleghi e autori dell’articolo, Carolin Nerlich e Joachim Schroth, per loro opportuna conoscenza.

La ringraziamo per il Suo interesse nell’argomento e nella BCE.

Cordiali saluti,

Veronica Venturini

Internal and External Engagement Division 
Directorate General Communications
EUROPEAN CENTRAL BANK
Tel: +49 69 1344 1300
E-mail
info@ecb.europa.eu
http://www.ecb.europa.eu
http://www.youtube.com/ecbeuro
http://twitter.com/ecb



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magnagrecia 164 commenti

I 3 modi di pensare della ns Mente: Deduzione, Induzione e Abduzione in Peirce.

 
contributo inviato il 9 aprile 2018, via iQuattroCavalieri


Charles Sanders Peirce (Cambridge 1839 – Milford 1914), uno dei più significativi protagonisti del mondo accademico di fine '800 ha studiato gli aspetti logici dell'epistemologia. Tichismo è la realtà casuale del mondo, in cui per Peirce non esiste alcuna necessità. La natura di tutti i procedimenti scientifici per Peirce è assolutamente probabilistica in quanto i tre fondamentali modi del pensiero umano – Deduzione, Induzione e Abduzione – a ciò rinviano. La Deduzione è quella che tramite una legge predice con assoluta certezza un risultato da un caso: ho comprato un sacco di fagioli bianchi, estraggo a caso un pugno di fagioli: ho la certezza che i fagioli che estrarrò sono bianchi. La deduzione è sicura solo in pochi sistemi assiomatici(quando il commerciante


 


e quelli che hanno provveduto all'insacchettamento dei fagioli sono stati rigorosamente onesti...).L'Induzione si ha quando da una serie di risultati si inferisce una legge: si prende il sacco senza sapere cosa contenga esi estrae un pugno di fagioli, si ripete l'esperienza per un certo numero di volte e si inferisce che il sacco contenga solo fagioli bianchi. Anche qui invero il risultato è probabilistico. Infine l'Abduzione o ipotesi è ciò che comunemente si chiama congettura: ho sul tavolo diversi pugni di fagioli bianchi ed un sacco e da ciò cerco di inferire una legge che ne renda conto: i lsacco contiene fagioli bianchi ed i fagioli sul tavolo sono fagioli di quel sacco. Il risultato è ora solo un caso di questa legge. Peirce dimostra che l'Abduzione è la caratteristica di tutte le scoperte scientifiche rivoluzionarie, come ad es. quella d iKeplero sulle orbite dei pianeti. Keplero infatti misurò la posizione del pianeta Marte su due punti della sua orbita dimostrando che non poteva trattarsi di due posizioni su 




un cerchio. Ipotizzò –congetturò – dunque che le posizioni dovessero essere spiegabili se l'orbita fosse stata ellittica e verificò questo caso.L'Abduzione, di cui sempre si serve invero il pensiero scientifico rimanda alla convinzione spirituale spinoziana per cui “ordo et connexio rerum idem est ac ordo et connexio idearum”. Ma ahimè,Freud ha dimostrato che ad es. la categoria dello spazio/tempo è una categoria del mondo esterno e non della nostra mente che ad essa è indifferente e che ordina in base alla intensità dei vissuti. E non è l'unica cosa.

francescolatteri scholten.

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frala 162 commenti

Lettera a Giuseppe Roma, ex DG Censis, sulle sue dichiarazioni imprecise sulle pensioni

 
contributo inviato il 7 aprile 2018, via Vincesko



Pubblico la lettera che ho inviato una decina di giorni fa a Giuseppe Romasociologo, ex direttore generale del CENSIS, sulle sue dichiarazioni sulle pensioni, in cui ha ripetuto anche lui il solito mantra sulla riforma Fornero che avrebbe aumentato eccessivamente l'età di pensionamento. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Non Fornero ma Sacconi ha allungato di più l'età di pensionamento

Da: v

29/3/2018 13:25

A:  g.roma@rur.it   CC trapocoinedicola@rai.it,    luigi.paganetto@uniroma2.it   CCN radio1@rai.it


Egr. Dott. Roma,

L’ho riascoltata ieri notte Tra poco in edicola su Radio1, trasmissione condotta da Stefano Mensurati, al quale, detto per inciso, ho già scritto più volte e detto in diretta[1] quanto sto per dirLe, ma invano (anche ieri notte non ha letto il mio sms).

Osservo che la stessa ossessione dell'onorevole Salvini contro la riforma Fornero, come gli ho contestato in diretta a Zapping,[2] è una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (Legge 30.07.2010, n.122Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148), votata dalla Lega Nord e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico alla speranza di vita, in realtà introdotto da SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, poi modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, commi 12bis e 12ter.

Temo che anche Lei, ricitando soltanto la riforma Fornero in relazione all'allungamento dell'età di pensionamento, sia rimasto vittima della vulgata sulla riforma Fornero, che, per responsabilità varie, anche illustri,[3] inclusa la piangente millantatrice Fornero, ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, cosa che cerco di contrastare da sei anni: una fatica di Sisifo!

La mia modifica della voce di Wikipedia, dove peraltro non esiste una voce “Riforma delle pensioni Sacconi”, descrive bene entrambe le riforme https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_delle_pensioni_Fornero, oppure può leggere questo post:

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Le segnalo, dunque, che la riforma SACCONI ha allungato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero.

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.

Mi auguro vorrà tenerne conto in futuro.

Cordiali saluti

V.


PS: La informo che pubblicherò questa lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.


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Note:


[1] Vedi in particolare la puntata con Davide Colombo del Sole 24 ore sul risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004, stimato dalla RGS in 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld, di cui solo un terzo dovuto alla riforma Fornero, di cui tanto si parla, dimenticando gli altri due terzi, ben maggiori, in gran parte dovuti alla riforma SACCONI (come confermatogli correttamente da Colombo, col quale avevo dialogato via email), di cui nessuno parla.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] Nella nota 1 del primo post troverà una selezione dei quotidiani che nel 2012 hanno correttamente informato sugli effetti della riforma SACCONI. Poi (se controlla i post del mio blog relativi agli ultimi quattro mesi) se ne sono tutti dimenticati.

I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi, ai quali si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, OCSE, ecc.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



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magnagrecia 159 commenti

AD UNA POLITICA SENZA PAROLE OCCORRONO I FATTI!

 
contributo inviato il 4 aprile 2018, via @mauro artibani

Se il Consumatore, con la sua azione di acquisto, da corso a processi di trasformazione del valore merce in ricchezza, non pago poi consuma l’acquistato dando corso a processi di ri-produzione e continuità al ciclo, questo consumare diviene esercizio di pratica economica occupando vivaddio il centro della scena produttiva.

Questo esercizio non pagato invece paga, per fare acquisti, con il debito poi ancora debito su debito fino al collasso economico che svaluta valore, brucia ricchezza.

Perche questo ruolo, queste ragioni, questo impegno pure questi squilibri non trovano rappresentazione politica?

Ho bella perché, potentemente mistificato da un luogo comune, quel consumare viene ritenuto dai più esercizio di bisogno a cui provvidi e compassionevoli produttori forniscono ristoro guadagnando così un posto al sole e lauti profitti.

Signori politici, non ci siamo, per sostenere la domanda occorre andare ben oltre il consumo di bisogno, occorre poter disporre del nostro Tempo, dell'Attenzione ; disporre di una ragionevole Fiducia, del Denaro per acquistare l'eccesso di offerta.

Le prime due, categorie del fare; la terza una categoria dello spirito; la quarta dell'agire.

Se corroborate, tonificate possono rigenerare la crescita economica, la ricchezza altrimenti recessione, povertà.

Questa la nostra forza, questa la debolezza dei produttori; il nostro destino, il destino del mondo.

Signori politici che siete lì a lambiccarvi sulla crisi, sul cosa fare, come farlo e soprattutto con chi, noi una idea l'avremmo: è tempo di cambiare le carte in tavola: acquistino i produttori

Acquistino la nostra fiducia, con il denaro incassato acqisteremo le loro merci.

Sborsino un regionevole interesse per l'uso del nostro scarso denaro per acquistare il loro eccesso di merci.

La nostra attenzione ci consente di prestare attenzione alle vostre merci, la si acquisti.

I Consumatori senza denaro da spendare hanno tempo da vendere. Chi vuole quel tempo, non apetti tempo, lo acquisti.

Cos'altro dire: buon pro ci faccia. A tutti.


Mauro Artibani, l'Economaio

https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA

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professional consumer 149 commenti

Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul ministro Savona, la BCE e la Troika

 
contributo inviato il 3 ottobre 2018, via Vincesko




Pubblico la lettera che ho inviato il 20.9 scorso a Mauro Bottarelli, giornalista economico che collabora con vari giornali, sulle sue notizie false sul professore e ministro Savona, sulla BCE e sulla Troika. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul professor Savona, la BCE e la Troika

Da:  v

20/9/2018 16:55

A:  redazione@linkiesta.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 48+91


ALLA C.A. DEL DOTT. MAURO BOTTARELLI

pc DIRETTORE FRANCESCO CANCELLATO

Egr. dott. Bottarelli,

Traggo dal Suo articolo su LINKIESTA “Qualcuno ci salvi da Savona, dalle sue idee strampalate (e dal suo odio politico per Draghi) https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/17/qualcuno-ci-salvi-da-savona-dalle-sue-idee-strampalate-e-dal-suo-odio-/39444/ :

Ma attenzione, perché il meglio il ministro Savona lo ha dato nella sua disputa a distanza con Mario Draghi, oggetto di una malcelata idiosincrasia dai tempi di Bankitalia e ora bersaglio delle puntute e precise critiche dell'accademico sardo. A detta del quale, sempre nell'intervista a Libero, «l’abilità di Draghi ha consentito di superare i vincoli della sua azione di fronte alle carenze statutarie, ma ciò ha richiesto tempo e trascinato polemiche non ancora sopitesi. Il problema è che le istituzioni devono essere ben regolate per ogni circostanza, cosa che attualmente manca». […] senza gli acquisti di Mario Draghi, probabilmente lui allo scranno di ministro non sarebbe mai arrivato, perché avremmo la Troika insediata da almeno cinque anni abbondanti a Roma”.


1. Sulla BCE, il professor Savona ha ragione. Si legga i Trattati, lo statuto della BCE (cosa che probabilmente non ha mai fatto) e i giornali e i blog economici del 2013-2014, dai quali ricaverà che tutti, proprio tutti (tranne un profano come me) ritenevano che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato e in modo differenziato; e che dovette intervenire l’ex presidente della BCE Trichet per informare che la BCE poteva ben comprarli e che anzi l’aveva già fatto (programma SMP) nel 2010-2012.[1]

Detto questo, va anche considerato che, sia nell’ambito del Consiglio direttivo della BCE, sia all’esterno (la Corte Cost. tedesca), si contestava lo sconfinamento della politica monetaria della BCE nel campo economico e la liceità degli acquisti differenziati e illimitati di titoli pubblici, previsti dalle OMT (decise nell’agosto 2012, dopo il famoso e risolutivo “Whatever it takes” di Draghi), cioè l'acquisto, sul mercato secondario con contestuale sterilizzazione, di titoli pubblici di un singolo Paese dell'Eurozona in difficoltà economica che accettava un piano di condizionalità. Esse, forse non a caso, non sono mai state implementate, anche se la Corte di Giustizia Europea, contro il ricorso proposto dalla Corte Cost. tedesca, ha deliberato – stiracchiando l’interpretazione e in contraddizione con sue decisioni precedenti (si legga in merito l’analisi del logorroico Barra Caracciolo, che era uno degli espertoni che ritenevano che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato in maniera differenziata) - che esse fossero compatibili con il diritto dell'Unione.[2]

Dopo il varo delle OMT e del QE, lo stesso professor Savona scrisse (cito a memoria): “Nonostante le norme, quando vogliono, questi dell'Unione Europea le soluzioni le trovano”.

Sul QE, osservo che, a causa delle resistenze sia interpretative dei Trattati che politiche, che facevano capo soprattutto alla Germania, la BCE lo ha varato con ben 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ, con conseguenze economico-sociali devastanti sui Paesi dell’Eurozona (tranne Germania e satelliti), inclusa l’Italia, peraltro discriminata dall’UE rispetto ad altri Paesi, in particolare la Francia e la Spagna, per il rispetto del limite del 3% deficit/Pil, con la solita motivazione dell'elevato debito pubblico. Ma se si considera (i) la dinamica di crescita del debito pubblico rispetto all'inizio della Grande Recessione (l'Italia ha speso molto meno degli altri per salvare le banche e per la crescita), (ii) il debito totale (pubblico + privato), (iii) il debito estero e (iv) la sua sostenibilità nel lungo periodo (nonché l'avanzo primario), l'Italia sta molto meglio sia della Francia che della Spagna. 

2. Sulla Troika, Lei si sbaglia. Ne deduco che Lei è una dei quasi 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE del centrodestra ed ignora del tutto che i fondamentali macroeconomici, dopo il mastodontico consolidamento fiscale attuato dal governo Berlusconi, soltanto completato dal governo Monti per 1/5 del totale, erano a posto. E che la defenestrazione dell’incompetente Berlusconi nel 2011 fu l’epilogo di un complotto sui generis orchestrato su input del duo egemonico Sarkozy-Merkel.[3]


[1] L’EX PRESIDENTE DELL’EUROTOWER

«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri»
di Giuliana Ferraino 26/11/2014

«Comprare i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona è totalmente in linea con il mandato della Bce. Lo ha già fatto quando io ero presidente, prima comprando i titoli pubblici greci e irlandesi nel 2010, poi i titoli di Sato italiani e spagnoli nell’agosto del 2011». Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea dal 2003 al 2011 risponde così davanti agli studenti dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori alla domanda se sia giusto per la Bce acquistare il debito sovrano dei Paesi dell’eurozona, il cosiddetto «quantitative easing», invocato dagli investitori e promesso da Mario Draghi per combattere il rischio deflazione, se la situazione economica peggiorerà ancora. «La Banca centrale europea ha tutte le caratteristiche e gli strumenti di una banca centrale indipendente per mantenere la stabilità dei prezzi. Non ci sono handicap, non serve ampliare i poteri del suo mandato», insiste Trichet.


[2] LA SENTENZA DELLA CORTE €UROPEA SULL'OMT. L'ARMA SPUNTATA CHE RATIFICA IL METODO GRECIA E LETTERA BCE

DOMENICA 21 GIUGNO 2015


[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Cordiali saluti,


V.



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magnagrecia 79 commenti

San Francesco: il Rivoluzionario di Jacques La Goff.

 
contributo inviato il 3 ottobre 2018, via ilmezzosangue

Major e longinquo reverentia” è un detto antico non necessariamente sempre vero, può spesso essere infatti il contrario, ovvero che avvicinandola e conoscendola più pienamente una realtà o una persona affascinino ed attraggano di più. Può esserlo anche, nel caso di un personaggio del passato una sua rivisitazione grazie a nuove conoscenze ed all’uso di nuove scienze e tecniche. E’ quanto vale segnatamente per tutta un’epoca storica, il Medioevo. Se per un nuovo approccio applichiamo alle tantissime documentazioni la sociologia, se alla mentalità ed all’inconscio individuale e collettivo applichiamo la psicologia e la psicanalisi, se utilizziamo la scienza dell’economia, allora si staglia una realtà nuova e ben lontana da quella usuale dal Rinascimento ai ns giorni di un Medioevo età oscura ed oscurantista. A sviluppare appieno questo nuovo approccio è stato Jacques Le Goff, divenuto per questo il più importante medioevalista. Il primo frutto di questo nuovo e più rigoroso approccio è stato, negl’anni ’50, “Gli intellettuali nel Medioevo”, seguito da molti altri. Ma accade che l’ormai importante storico, figlio di padre francese anticlericale e madre italiana cattolicissima entrambi sempre uniti da un amore vero, si confronti con una delle figure più importanti del Medioevo, quella di San Francesco. Il risultato è 


strabiliante, l’approccio infatti non può non scardinare l’immagine peraltro ormai sbiadente che il cliché iconografico “cattolico” propinava. E’ come il restauro di molte opere pittoriche: mette in luce non più figure pallide e sbiadite, bensì forti, vive, coloratissime e dai colori vivaci. Un uomo che potrebbe ancora oggi essere in carne ed ossa, che attrae ed affascina con forza, in una realtà ed un contesto peraltro assai più vicino nella sua quotidianità a quella nostra di quanto non si sospetti. Le Goff ci tiene a precisare: “ho guardato a San Francesco con gl’occhi dello storico”. Ma è così che viene in primo piano la realtà storica di grande e rapido mutamento, così simile alla nostra, in cui Francesco si trova a vivere. Contesto in cui il denaro assume un ruolo di primissimo piano assieme alla sperequazione delle ricchezze ed alla sempre maggiore marginalizzazione della povertà. Oggi la realtà è assai simile, anche se al tempo stesso diversa – Le Goff ne è cosciente –: il denaro continua ad avere un ruolo di primissimo piano ma non nel contesto di commercio ed industria, bensi in quello in cui ruolo primario dell’economia è la finanza. L’esito è un accrescimento se possibile ancor maggiore della discrepanza tra ricchezza e povertà, come del resto hanno sempre meggiormente 


evidenziato i dati statistici: i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri più poveri. E’ qui la modernità di Francesco, quella modernità che ha sempre continuato ad affascinare ed attrarre anche Le Goff, che progressivamente si è distaccato dal cattolicesimo in cui era stato cresciuto, ma che a Francesco come a Gesù di Nazareth ha continuato ad essere vicino. La modernità dello schierarsi a fianco della povertà, della critica alla ricchezza apportatrice di sottomissione e miseria di massa. Un ritorno ai Vangeli ed alle origini di contro a tanti “Padri della Chiesa” finiti con l’essere acquiescenti. La grandezza di Francesco e la sua diversità e distanza dai tanti eretici e movimenti ereticali che pure abbracciavano queste tesi e le propugnavano, sottolinea Le Goff, è nel fatto che San Francesco è sempre rimasto fedele ai Sacramenti: “un desiderio di modernità senza rompere con le origini.” Una critica alla ricchezza che esige una spiritualità nuova, ma al tempo radicata e di ritorno alle origini vere. Origini cristiane che per le Goff sono quelle europee e non per niente la crisi di queste origini è oggi anche crisi di una 


Europa che si identifica in altro e perciò va disgregandosi. Insomma per diversi aspetti San Francesco e Le Goff pare intreccino le proprie figure e l’analizzato e l’analizzante collimano: non per niente uno dei più bei saggi di Le Goff è proprio quello dedicato alla figura di Francesco.
francesco latteri scholten.

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REI, DI QUEL TRASFERIMENTO MAL TRASFERITO

 
contributo inviato il 2 ottobre 2018, via @mauro artibani

I robot sostituiranno presto il lavoro umano lasciando dietro di sé solo disoccupazione di massa?

Il timore è talmente diffuso che l'Università di Oxford prima lo studia poi avverte che il 47% dei posti di lavoro degli Stati Uniti è a rischio a causa robot e McKinsey & Company ne stima circa un terzo in pericolo.

Numeri incontrovertibili?

Beh, a riguardo si dice pure altro ma... a meno che non si speri nell'intervento dei neo luddisti questi dati stanno pericolosamente sopra le nostre teste: meno lavoro.

Già, quel lavoro che pur tocca fare per avere in tasca i denari per fare la spesa.

Giust'appunto, quella spesa per fare la crescita e generare ricchezza e che toh... rigenera il lavoro. Cos'altro sennò?

Non divaghiamo, torniamo a bomba: Mark Paul, autore del report del Roosevelt Institute "Don't fear the Robots", aggiunge pure altro: Negli Stati Uniti dal 1948 al 1973 la produttività è aumentata, soprattutto grazie all'innovazione, del 96,7%. Nello stesso periodo i salari orari sono cresciuti del 91,3%. Le cose cambiano dagli anni Settanta: dal 1973 al 2014 la produttività cresce del 72,2%, i salari orari solo del 9,2%.

Qui non c'è Ludd che tenga: stesso lavoro, meno reddito per poter fare quella solita spesa che tocca fare e che genera la ricchezza per tutti.

Dopo aver sbirciato i dati Paul commenta: la quota prodotta dagli incrementi di produttività è andata a remunerare sempre meno i lavoratori e sempre più profitti e rendite.

Poi si lancia in un'invettiva: "non esiste una legge economica che affermi come i lavoratori debbano perdere quando vengono introdotte innovazioni (...) Se il capitale oggi esercita più potere sul lavoro rispetto al passato è a causa di scelte politiche, non della tecnologia".

Ci risiamo, dal luddismo al dir ludico basta un attimo.

Essiperchè la Politica, quella insipiente e attardata , la si può sempre tirare in ballo, magari suonando la vecchia litania dello scorno tra destra e sinistra; tra capitale e lavoro.

E se provassimo a mettere in campo altro?

Proviamo.

Dunque se lo sviluppo tecnologico sembra aver generato lo squilibrio, lo aggrava pure l'impiego di un anchilosato meccanismo di trasferimento della ricchezza.

Già, la ricchezza viene generata dalla spesa, intascata dall'impresa, viene poi trasferita per remunerare i fattori produttivi: capitale e lavoro.

Bene, se il lavoro viene a mancare per l'automazione dei processi e quello che resta risulta sotto pagato, al capitale resta in tasca buona parte di quel malloppo.

Ingiusto, stanno in conflitto d'interesse, dite?

Macchè, ancor di più, fallaci!

Dunque, la fallacia nel meccanismo si mostra quando quelli a cui viene a mancare il malloppo mancano alla spesa e quelli che ne hanno incassato troppo, pur dopo aver fatto la spesa, ne hanno ancora in tasca. Così, vista l'aria che tira, quel resto non lo usano manco per fare spesa per gli investimenti. Il mancato prelievo fiscale dai fattori contrae pure la spesa pubblica.

Rei tutti, insomma, di renitenza a quella spesa che, nell'economia dei consumi, configura grave illecito: la produttività totale dei fattori si riduce, si amplia invece il gap dell'output.

Beh, se questo andazzo fa predire, ai soliti ben informati, la "stagnazione secolare", quelli ottimisti di maniera non vogliono perdere l'occasione di far salire quel debito/Pil* per surrogare la crescita.

Signori della Politica, si dico a voi, s'ha da cambiare per poter disporre di una economia resistente. Per farlo il meccanismo di traferimento delle risorge economiche, generate dal ciclo, dev'essere adeguato per potersi far carico di un remunero di scopo**, fin qui evaso, per rifocillare quell'esercizio di consumazione*** che altrimenti spende in deficit.

Esercizio che, proprio per fare la crescita economica, si è reso indifferibile: obbligato!

Farlo, magari costruendo un ambiente normativo adeguato alla bisogna, non di destra nè di sinistra e che faccia comodo agli elettori di entrambi. Per voi estensori, un corposo tornaconto elettorale con la benedizione di tutti.


*Secondo gli ultimi dati ripresi dall‘Institute of International Finance, nel primo trimestre 2018 il debito è salito di 8 mila miliardi di dollari superando i 247 mila miliardi di dollari, ovvero il 318% del Pil mondiale

**Nel mondo ci sono grandi Imprese che lo hanno adottato: rende!

*** Esercizio che, impiegando risorse scarse,Tempo/attenzione/Ottimismo trasforma con l'acquisto merci, altrimenti invendute, in ricchezza; consumandole fornisce l'input per far riprodurre, genera occupazione lavoro; fornisce continuità al ciclo e sostanza alla crescita. Con l'Iva pagata rifocilla parte della spesa pubblica; con i risparmi, la spesa per gli investimenti delle Imprese.


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Marshall Mc Luhan e la ns era come era del ritorno dell'immagine a medium.

 
contributo inviato il 28 settembre 2018, via ilmezzosangue

"Cantami , o Diva, del Pelide Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco generose travolse salme d'eroi, e di cani e d'augelli orrido pasto lor salme abbandonò (così di Giove l'alto consiglio s'adempìa), da quando primamente disgiunse aspra contesa il re de' prodi Atride ed il divo Achille." Sono i versi celeberrimi - si sarebbe dovuto citarli in greco - di uno dei più antichi testi della cultura occidentale, l'Iliade di Omero. E' la trasposizione in scritto di una tradizione essenzialmente orale. Accade così per molti testi della cultura greca, la stessa filosofia, anche quella platonica lascia le sue conquiste più alte alla tradizione 


orale (che é andata persa). Accade così anche per la maggior parte dei libri della Bibbia. La cultura occidentale nata dalla confluenza di essi è perciò una cultura nata dalla confluenza di culture originariamente orali. Il medium di esse era l'oralità. Ma, cos'è il medium? Uno dei più grandi esperti contemporanei, Marshall Mc Luhan, ha asserito che il medium è il Messaggio. Se, come me si accetta questa definizione, allora bisogna affermare che il medium delle Ur Kulturen da cui quella occidentale sorge è orale. Però, sia a partire dalla grecità più antica, quale quella del testo omerico, sia dai più antichi testi biblici, il medium è appunto lo scritto. La cultura occidentale non è più come altre, incluse quelle da 


cui essa nasce, cultura della parola detta, ma quella della parola scritta. E' essa il medium connotativo delle scienze e della tecnica, della filosofia e delle lettere. Non si tratta, ovviamente di un medium unico, bensì di un medium egemone. Altri ve ne sono ad affiancarlo. Si tratta di medium visivi, quali quelli della pittura e della scultura. Si tratta di quelli musicali, in grandissima parte perduti. Con essi, come farà bene notare Nietzsche, è perduta gran parte dell'anima, dello Spirito, della classicità greca antica e distorta nella memoria la restante parte, quella sopravvissuta. Lo Spirito di un popolo, o forse si potrebbe dire anche già con Hegel, di 


un'epoca è dato dal "mixing" delle sue realtà, ad esempio per i greci, del dionisiaco e dell'apollineo, per esprimerci in termini nietzscheiani. Cioé, per aggiornarci a Mc Luhan, al mixing dei medium con cui essi si esprimono, ovvero assurgono all'essere. I medium più antichi dell'umanità non sono però degli "scritti" e neppure degl' "orali", bensì visivi: si tratta dei dipinti bellissimi presenti sulle pareti di alcune caverne. Tra il medium visivo e quello orale vi sono delle differenze profonde, non si tratta sempicemente del passaggio da una modalità ad un'altra. Quello visivo mostra, quello orale evoca. L'origine di molte parole è onomatopeutica: in molte lingue "mao" è il gatto, dal suo verso, così come la mucca. Ciascuno è libero di associare a quel suono l'immagine di gatto che più gli aggrada. 


L'immagine invece è quella. Certamente può essere più o meno sfocata, più o meno perfetta, può essere stilizzata per innalzarla a simbolo, a concetto, a ideogramma. E qui c'è l'incontro tra medium visivo e medium orale. Ma il medium è cultura, per scrivere un ideogramma, bisogna appunto saper "scrivere" e saper scrivere qualcosa che altri sappiano leggere. E l'ideogramma implica una realtà superiore sia a quella visiva che a quella orale: tutti possono apprezzare la bellezza di un dipinto o di una melodia. Essi hanno perciò una portata più vasta di quella dell'ideogramma o della parola scritta. Il medium ha una correlazione tecnica e tecnologica: il dipinto e la melodia sono quelli che sono 


perché sono realizzati con quegli strumenti che la tecnica mette a disposizione. Così il Novecento è stato contraddistinto dal ritorno, inizialmente, dell'oralità perché si è diffuso maggiormente lo strumento dell'oralità: la radio. Medium è stato perciò il messaggio radio, e, una famosa finta cronaca ben documenta le potenzialità di questo medium. Ormai l'egemonia diffusiva è stata riconquistata dai mezzi visivi ed audiovisivi: il trionfo, infine, dell'immagine. Praticamente chiunque, oggi, può creare e diffondere immagine. La comunicazione è immagine e il medium è immagine. La stessa capacità di comunicazione è, alla fine, capacità di immagine ed efficacia di immagine: Essere è apparire. Lo Spirito stesso è soltanto nella misura in cui è capace di manifestarsi, di apparire, di farsi immagine. 


Nell'antica cultura biblica però lo Spirito era designato con il termine "Ruha", parola il cui suono evoca il vento, e di cui uno dei diversi significati era appunto quello di vento. Ma l'immagine di vento, anche quella di tempesta o uragano, difficilmente, oggi, ci evocano l'idea di Spirito e, tantomeno la sua realtà. E', probabilmente anche qui la povertà spirituale del nostro tempo: il medium Logos, Parola, e parola detta prima e scritta poi, non è più egemone e di Dio si è sempre vietata - ed a ragione - una immagine. L'immagine di Dio è idolatria. Però l'evangelista S. Giovanni scriveva: "In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio"(Gv.1,1). Il medium è il messaggio, ma il messaggio qui è la Parola, la Parola detta e scritta. 
francesco latteri scholten.

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Lettera al Prof. Michel Martone sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero

 
contributo inviato il 27 settembre 2018, via Vincesko






Pubblico la lettera che ho inviato ieri al professor Michel Martone, ex Vice Ministro del Lavoro nel Governo Monti e attualmente Professore ordinario di Diritto del Lavoro e di Relazioni Industriali alla LUISS, su alcune sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero, in un suo breve saggio.



Lettera al Prof. Michel Martone sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero

Da: v

19:24

A:  mmartone@luiss.it,    michemartone@gmail.com     e altri 48+99


ALLA C.A. DEL PROF. MICHEL MARTONE

CC OPEN LUISS, MEDIA, ALTRI


Egr. Prof. Martone,

Rilevo nel Suo articolo-saggio “Perché tutti (s)parlano della Riforma Fornero ma nessuno l’abolisce” http://open.luiss.it/2017/12/19/perche-tutti-sparlano-della-riforma-fornero-ma-nessuno-labolisce/ alcune sorprendenti imprecisioni, che purtroppo alimentano la vulgata sulla riforma Fornero (e sulla spesa pensionistica), che ha fatto in Italia (quasi) 60 milioni di vittime, oltre all’estero, che sto cercando di contrastare da sei anni. Quindi mi permetto di osservare:


1. «Il decreto in questione, che ha innalzato a 67 anni l’età pensionabile fissata dalla riforma Fornero in 66 anni e 7 mesi».


Scusi, da dove lo ha ricavato? Visto che peraltro Lei attribuisce correttamente – rara avis - la paternità dell’adeguamento alla speranza di vita alla riforma Sacconi?

L’età di pensionamento di vecchiaia oggi a 66 anni e 7 mesi e nel 2019 a 67 è dovuto esclusivamente alla riforma Sacconi.[1]


[1] PENSIONE DI VECCHIAIA (2019)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi lFornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.


Aggiungo che la stessa professoressa Fornero, che mi legge p.c., ha lamentato recentemente sia nel suo ultimo libro, sia in interviste l’attribuzione errata alla sua riforma dell’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni (e di un anno e 3 mesi dell'età di pensionamento anticipato). Ma io temo sia colpa della formulazione insufficiente e poco chiara del testo della norma, nel senso che ella non ha esplicitato il legame della sua decisione molto opportuna tra l'aumento dell’età base e l'abolizione della c.d. “finestra” Sacconi-Damiano, “appropriandosi” così di fatto di entrambe le misure, che infatti TUTTI non a caso le attribuiscono, perfino un Professore ordinario di Diritto del Lavoro e Relazioni Industriali come Lei.[2]


[2] "Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni, posizioni nel Kindle 3137-3141).


2. «gli articoli. 22-ter, comma 2 D.l. n. 78 del 2009 (norma Sacconi) e 12 del D.l. n. 78 del 2010, che hanno disposto l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alle aspettative di vita nella formulazione finale che è stata ripresa dall’art. 24, comma 13, del D.l. n. n.201 del 2011 della riforma Fornero».

Più che riprendere, la riforma Fornero (i) lo ha esteso alle pensioni anticipate (ex anzianità) (comma 12); e (ii) ne ha modificato la periodicità da triennale a biennale, “successivamente a quello del 2019” (comma 13), anche se il Ragioniere Gen. dello Stato scrive erroneamente che decorre dal 2019 (gli ho scritto, inviando la lettera p.c. al Presidente della Repubblica, poiché l’errore è stato ripetuto, da ultimo, nella Legge di Bilancio 2018 promulgata a fine anno, ma non mi ha risposto).


3. «il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il decreto di adeguamento dell’età pensionabile».


Per esattezza, la decisione è stata sottratta (dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12bis) ai politici e attribuita a due alti burocrati a pena di sanzione erariale: il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Previdenza, che hanno emesso un decreto direttoriale.


4. «L’abolizione della Riforma Fornero costerebbe, infatti, tra gli 80 e i 90 miliardi di euro».


RGS (i) stima il risparmio complessivo dalla riforma Fornero in 350 mld, poi calati a 280 dopo gli interventi legislativi successivi; (ii) scrive che il risparmio è crescente, “passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045”.


5. «Non è un caso che l’INPS abbia chiuso il bilancio 2015 con un risultato economico di esercizio negativo per 16.297 milioni di euro».


Suggerirei di prendere questa cifra con le molle, sia per la commistione tra spesa pensionistica (compito istituzionale dell’INPS) e spesa assistenziale (a carico della fiscalità generale), sia per la presenza di altre voci spurie, sia per il deficit di INPDAP ed ENPALS incorporati nell’INPS, a causa del loro strutturale mancato versamento dei contributi sociali.[3]


[3] IL BUCO NEI CONTRIBUTI DEL PUBBLICO IMPIEGO

La Cassa degli Statali manda in rosso l'Inps

L'impatto della fusione con Inpdap e Enpals 

Enrico Marro - 1 ottobre 2012


Spero di essere stato utile e che vorrà contribuire in futuro a chiarire con maggiore cura chi ha fatto che cosa in tema di riforme pensionistiche.

Cordiali saluti,

V.



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magnagrecia 60 commenti

Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

 
contributo inviato il 23 aprile 2019, via Vincesko



Pubblico la lettera che ho inviato in data 18 aprile al senatore Alberto Bagnai, della Lega Nord, presidente della Commissione Finanze del Senato, sulla sua censura di un mio commento nel suo blog sulla correlazione spuria e sulle sue ennesime bufale sul Governo Monti. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.




Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da: v

18/4/2019  20:31

A:  alberto.bagnai@senato.it,    stanislao.dipiazza@senato.it   e altri 47+553


Egr. Sen. Bagnai,

Come Le avevo promesso, Le invio il mio commento sulle Sue bufale sul Governo Monti, che ha censurato. Di seguito, c’è la spiegazione del perché il Suo post mi ha fatto sganasciare dal ridere.

Distinti saluti,

V.



martedì 9 aprile 2019

The awanagana approach to monetary theory and policy (chapter 1)


Vincesko ha detto...

Non frequento questo sito di adepti, stamattina questo post mi è arrivato sul telefonino tra la selezione di Google, e l’ho letto, ma arrivato a questa frase ”solo che uno che non capisce cosa sia una correlazione spuria cosa volete ne capisca di etichetta!?”, ho pensato subito a questi Suoi post precedenti, che affermano che il millantatore Monti avrebbe causato la recessione e aumentato i poveri, ed allora mi sono sganasciato dal ridere.

venerdì 11 marzo 2016
Fukushima vs. Monti (offerta vs. domanda)
http://goofynomics.blogspot.com/2016/03/fukushima-vs-monti-offerta-vs-domanda.html 
giovedì 1 giugno 2017
QED74: "Dottò, è 'a frizzione! Come 'a tocchi sossòrdi..."
Ora, c’è una cosa da apprezzare in questo QED. Certo, in termini giornalistici (e anche in termini fattuali) è interessante sottolineare l’enormità della pedita che Monti ci ha inflitto (i famosi 300 miliardi). Ma in termini scientifici, intellettuali, ci sono cose più stuzzicanti da rilevare.
http://goofynomics.blogspot.com/2017/06/qed74-dotto-e-frizzione-come-tocchi.html 
Alberto Bagnai: "Il governo Monti ci ha lasciato un buco di 400 miliardi. Questa è la sua eredità, i poveri"
1 Ottobre 2018
C'è poco da criticare la manovra, spiega il leghista Alberto Bagnai, ospite ad Agorà su Raitre. Perché se le condizioni economiche e finanziarie sono queste non è certo colpa di questo governo. "Due anni fa il Def fatto da Pier Carlo Padoan riportava che con l'austerità del governo Monti avevamo avuto un buco di circa 400 miliardi". E questa, sottolinea il presidente della commissione Finanze del Senato, "è l'eredità che lasciamo ai nostri figli, i poveri. Noi stiamo intervenendo su questa eredità. Il tema è il lavoro e la povertà".
https://tv.liberoquotidiano.it/video/politica/13383140/alberto-bagnai-governo-mario-monti-ci-ha-lasciato-un-buco-di-400-miliardi-questa-e-la-sua-eredita-i-poveri.html 

PS: Spero che non lo censuri, è antipatico sobbarcarmi alla fatica di risegnalare ai Suoi colleghi che anche Lei ha il vizietto della censura (che accomuna i professori di sinistra, di centro e di destra come Lei).

9 aprile 2019 11:57


Traggo dall’Appendice al capitolo 1 del mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, dove sono riportati 40 esempi clamorosi (quasi tutti economisti, tra cui un premio Nobel, o giornali economici prestigiosi) vittime della Prima Più Grande Bufala.


Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

[...]


Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

      36

12.131

25.068

  25.033

 -

  62.268

22,8

DL98/2011

          -

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

          -

    732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

      36

14.971

53.343

  79.298

61.795

    209.443

76,7

DL201/2011

          -

 -

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

          -

 -

     603

         16

      27

      646

  0,2

Tot.Gov.M.

          -

 -

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

      36

14.971

74.189

    100.633

83.254

    273.083

100,0

      %

          -

           5,5

         27,2

         36,9

         30,5

100,0


 *Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)


2. Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi

[…] Si tratta di un fenomeno di obnubilamento della quasi intera classe degli economisti (oltre che degli esperti di previdenza), che (a) o/e sbagliano la paternità delle manovre; (b) o/e applicano una teoria economica strampalata: considerano gli effetti delle stesse come farebbe il cemento a presa rapida; (c) o/e confondono la correlazione con la causalità (anche se, in realtà, tutto nasce – vittime anch’essi della potente disinformazione berlusconiana e del centrodestra come una qualunque casalinga - dalla ignoranza dei dati).

«Nella ricerca scientifica si confondono spesso due concetti: la correlazione e la causalità. La correlazione si riferisce ad una relazione tra due (o più) variabili che cambiano insieme. Una correlazione può essere positiva o negativa.

• Una correlazione positiva vuole dire che se una variabile aumenta (per es., il consumo di gelato) anche l'altra aumenta.

• Una correlazione negativa funziona all'opposto: se una aumenta l'altra diminuisce.

La causalità si riferisce ad una relazione tra due (o più) variabili dove una variabile causa l'altra. Devono essere soddisfatti tre criteri perché si abbia causalità:

• le variabili devono essere correlate;

• una variabile deve precedere l'altra variabile;

• deve essere dimostrato che una terza variabile non stia provocando alcun cambiamento nelle due variabili di interesse (assenza di correlazione spuria).»

Ecco 40 esempi davvero clamorosi (tra i meno clamorosi, c’è l’onorevole Claudio Borghi, ndr).

[…]

Riporto ciò che ha scritto nel 2016 e 2017, e poi dichiarato recentemente già ricoprendo il ruolo di presidente della Commissione Finanze del Senato, il sedicente di sinistra, eletto con la Lega Nord, professore di Economia, Alberto Bagnai, su Monti come solo responsabile della recessione, coadiuvato – udite, udite – dal Ministero dell’Economia e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: (a) sbagliano la paternità delle manovre; (b) applicano la teoria economica strampalata del cemento a presa rapida, quando è noto, soprattutto agli economisti, che dall’emanazione di una legge a che questa esplichi i suoi effetti passano al minimo sei mesi. Come è il caso anche del decreto “Salva-Italia”, le cui principali misure sono state l’IMU (reintroduzione sulla casa principale e aggravamento sugli altri cespiti), che, com’è noto, viene pagata in due rate semestrali posticipate; e, ancor più, la riforma delle pensioni Fornero, che, come ormai è noto ai lettori di questo libro, esplica i suoi effetti a decorrere dal 2013, con un trend crescente fino al 2020; e (c) confondono la correlazione con la causalità.

Ora, anche volendo considerare l’effetto delle aspettative, a me pare che questo triplice concorso di “colpa” di errata attribuzione delle responsabilità della recessione sia del tutto clamoroso.

Il professor Bagnai imputa tutto a Monti, prima (i) comparando il Giappone con l’Italia di Monti e quantunque il secondo grafico attesti che la curva del PIL è in flessione già prima che arrivasse Monti; poi (ii) portando come fonte di un suo post quanto ha scritto il Ministero di Economia e Finanze nel Programma Nazionale di Riforma, la terza parte del Documento di Economia e Finanza 2017, senza capire che questo – dimentico di ciò che il medesimo ministero aveva scritto nel 2011 - attribuisce erroneamente a Monti anche le manovre, molto più corpose, decise da Berlusconi; e, infine, (iii) citando il ministro dell’Economia ed anch’egli economista, Pier Carlo Padoan, che commette lo stesso errore. Tra i primi due interventi e il terzo, i miliardi crescono da 300 a 400.

17. venerdì 11 marzo 2016

Fukushima vs. Monti (offerta vs. domanda)

giovedì 1 giugno 2017

QED74: "Dottò, è 'a frizzione! Come 'a tocchi sossòrdi..."

Ora, c’è una cosa da apprezzare in questo QED. Certo, in termini giornalistici (e anche in termini fattuali) è interessante sottolineare l’enormità della pedita che Monti ci ha inflitto (i famosi 300 miliardi). Ma in termini scientifici, intellettuali, ci sono cose più stuzzicanti da rilevare.

Alberto Bagnai: "Il governo Monti ci ha lasciato un buco di 400 miliardi. Questa è la sua eredità, i poveri"

1 Ottobre 2018

C'è poco da criticare la manovra, spiega il leghista Alberto Bagnai, ospite ad Agorà su Raitre. Perché se le condizioni economiche e finanziarie sono queste non è certo colpa di questo governo. "Due anni fa il Def fatto da Pier Carlo Padoan riportava che con l'austerità del governo Monti avevamo avuto un buco di circa 400 miliardi". E questa, sottolinea il presidente della commissione Finanze del Senato, "è l'eredità che lasciamo ai nostri figli, i poveri. Noi stiamo intervenendo su questa eredità. Il tema è il lavoro e la povertà".

Anche il presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, professor Alberto Bagnai, sedicente-di-sinistra-eletto-dalla-Lega-Nord, ha il vizietto della censura.

Lettera al Sen. Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato, sulla sua censura di un mio commento


Naturalmente, la bufala del Ministero del Tesoro fa strage tra i media.



Destinatari:


Commissione Finanze e Tesoro del Senato


Commissione Bilancio del Senato


Commissione Bilancio della Camera


Commissione Finanze della Camera


Gruppo parlamentare Lega Nord Senato


Gruppo parlamentare PD Senato


Media




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magnagrecia 10 commenti
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