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Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul ministro Savona, la BCE e la Troika

 
contributo inviato il 3 ottobre 2018, via Vincesko




Pubblico la lettera che ho inviato il 20.9 scorso a Mauro Bottarelli, giornalista economico che collabora con vari giornali, sulle sue notizie false sul professore e ministro Savona, sulla BCE e sulla Troika. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul professor Savona, la BCE e la Troika

Da:  v

20/9/2018 16:55

A:  redazione@linkiesta.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 48+91


ALLA C.A. DEL DOTT. MAURO BOTTARELLI

pc DIRETTORE FRANCESCO CANCELLATO

Egr. dott. Bottarelli,

Traggo dal Suo articolo su LINKIESTA “Qualcuno ci salvi da Savona, dalle sue idee strampalate (e dal suo odio politico per Draghi) https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/17/qualcuno-ci-salvi-da-savona-dalle-sue-idee-strampalate-e-dal-suo-odio-/39444/ :

Ma attenzione, perché il meglio il ministro Savona lo ha dato nella sua disputa a distanza con Mario Draghi, oggetto di una malcelata idiosincrasia dai tempi di Bankitalia e ora bersaglio delle puntute e precise critiche dell'accademico sardo. A detta del quale, sempre nell'intervista a Libero, «l’abilità di Draghi ha consentito di superare i vincoli della sua azione di fronte alle carenze statutarie, ma ciò ha richiesto tempo e trascinato polemiche non ancora sopitesi. Il problema è che le istituzioni devono essere ben regolate per ogni circostanza, cosa che attualmente manca». […] senza gli acquisti di Mario Draghi, probabilmente lui allo scranno di ministro non sarebbe mai arrivato, perché avremmo la Troika insediata da almeno cinque anni abbondanti a Roma”.


1. Sulla BCE, il professor Savona ha ragione. Si legga i Trattati, lo statuto della BCE (cosa che probabilmente non ha mai fatto) e i giornali e i blog economici del 2013-2014, dai quali ricaverà che tutti, proprio tutti (tranne un profano come me) ritenevano che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato e in modo differenziato; e che dovette intervenire l’ex presidente della BCE Trichet per informare che la BCE poteva ben comprarli e che anzi l’aveva già fatto (programma SMP) nel 2010-2012.[1]

Detto questo, va anche considerato che, sia nell’ambito del Consiglio direttivo della BCE, sia all’esterno (la Corte Cost. tedesca), si contestava lo sconfinamento della politica monetaria della BCE nel campo economico e la liceità degli acquisti differenziati e illimitati di titoli pubblici, previsti dalle OMT (decise nell’agosto 2012, dopo il famoso e risolutivo “Whatever it takes” di Draghi), cioè l'acquisto, sul mercato secondario con contestuale sterilizzazione, di titoli pubblici di un singolo Paese dell'Eurozona in difficoltà economica che accettava un piano di condizionalità. Esse, forse non a caso, non sono mai state implementate, anche se la Corte di Giustizia Europea, contro il ricorso proposto dalla Corte Cost. tedesca, ha deliberato – stiracchiando l’interpretazione e in contraddizione con sue decisioni precedenti (si legga in merito l’analisi del logorroico Barra Caracciolo, che era uno degli espertoni che ritenevano che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato in maniera differenziata) - che esse fossero compatibili con il diritto dell'Unione.[2]

Dopo il varo delle OMT e del QE, lo stesso professor Savona scrisse (cito a memoria): “Nonostante le norme, quando vogliono, questi dell'Unione Europea le soluzioni le trovano”.

Sul QE, osservo che, a causa delle resistenze sia interpretative dei Trattati che politiche, che facevano capo soprattutto alla Germania, la BCE lo ha varato con ben 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ, con conseguenze economico-sociali devastanti sui Paesi dell’Eurozona (tranne Germania e satelliti), inclusa l’Italia, peraltro discriminata dall’UE rispetto ad altri Paesi, in particolare la Francia e la Spagna, per il rispetto del limite del 3% deficit/Pil, con la solita motivazione dell'elevato debito pubblico. Ma se si considera (i) la dinamica di crescita del debito pubblico rispetto all'inizio della Grande Recessione (l'Italia ha speso molto meno degli altri per salvare le banche e per la crescita), (ii) il debito totale (pubblico + privato), (iii) il debito estero e (iv) la sua sostenibilità nel lungo periodo (nonché l'avanzo primario), l'Italia sta molto meglio sia della Francia che della Spagna. 

2. Sulla Troika, Lei si sbaglia. Ne deduco che Lei è una dei quasi 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE del centrodestra ed ignora del tutto che i fondamentali macroeconomici, dopo il mastodontico consolidamento fiscale attuato dal governo Berlusconi, soltanto completato dal governo Monti per 1/5 del totale, erano a posto. E che la defenestrazione dell’incompetente Berlusconi nel 2011 fu l’epilogo di un complotto sui generis orchestrato su input del duo egemonico Sarkozy-Merkel.[3]


[1] L’EX PRESIDENTE DELL’EUROTOWER

«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri»
di Giuliana Ferraino 26/11/2014

«Comprare i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona è totalmente in linea con il mandato della Bce. Lo ha già fatto quando io ero presidente, prima comprando i titoli pubblici greci e irlandesi nel 2010, poi i titoli di Sato italiani e spagnoli nell’agosto del 2011». Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea dal 2003 al 2011 risponde così davanti agli studenti dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori alla domanda se sia giusto per la Bce acquistare il debito sovrano dei Paesi dell’eurozona, il cosiddetto «quantitative easing», invocato dagli investitori e promesso da Mario Draghi per combattere il rischio deflazione, se la situazione economica peggiorerà ancora. «La Banca centrale europea ha tutte le caratteristiche e gli strumenti di una banca centrale indipendente per mantenere la stabilità dei prezzi. Non ci sono handicap, non serve ampliare i poteri del suo mandato», insiste Trichet.


[2] LA SENTENZA DELLA CORTE €UROPEA SULL'OMT. L'ARMA SPUNTATA CHE RATIFICA IL METODO GRECIA E LETTERA BCE

DOMENICA 21 GIUGNO 2015


[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Cordiali saluti,


V.



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magnagrecia 79 commenti

San Francesco: il Rivoluzionario di Jacques La Goff.

 
contributo inviato il 3 ottobre 2018, via ilmezzosangue

Major e longinquo reverentia” è un detto antico non necessariamente sempre vero, può spesso essere infatti il contrario, ovvero che avvicinandola e conoscendola più pienamente una realtà o una persona affascinino ed attraggano di più. Può esserlo anche, nel caso di un personaggio del passato una sua rivisitazione grazie a nuove conoscenze ed all’uso di nuove scienze e tecniche. E’ quanto vale segnatamente per tutta un’epoca storica, il Medioevo. Se per un nuovo approccio applichiamo alle tantissime documentazioni la sociologia, se alla mentalità ed all’inconscio individuale e collettivo applichiamo la psicologia e la psicanalisi, se utilizziamo la scienza dell’economia, allora si staglia una realtà nuova e ben lontana da quella usuale dal Rinascimento ai ns giorni di un Medioevo età oscura ed oscurantista. A sviluppare appieno questo nuovo approccio è stato Jacques Le Goff, divenuto per questo il più importante medioevalista. Il primo frutto di questo nuovo e più rigoroso approccio è stato, negl’anni ’50, “Gli intellettuali nel Medioevo”, seguito da molti altri. Ma accade che l’ormai importante storico, figlio di padre francese anticlericale e madre italiana cattolicissima entrambi sempre uniti da un amore vero, si confronti con una delle figure più importanti del Medioevo, quella di San Francesco. Il risultato è 


strabiliante, l’approccio infatti non può non scardinare l’immagine peraltro ormai sbiadente che il cliché iconografico “cattolico” propinava. E’ come il restauro di molte opere pittoriche: mette in luce non più figure pallide e sbiadite, bensì forti, vive, coloratissime e dai colori vivaci. Un uomo che potrebbe ancora oggi essere in carne ed ossa, che attrae ed affascina con forza, in una realtà ed un contesto peraltro assai più vicino nella sua quotidianità a quella nostra di quanto non si sospetti. Le Goff ci tiene a precisare: “ho guardato a San Francesco con gl’occhi dello storico”. Ma è così che viene in primo piano la realtà storica di grande e rapido mutamento, così simile alla nostra, in cui Francesco si trova a vivere. Contesto in cui il denaro assume un ruolo di primissimo piano assieme alla sperequazione delle ricchezze ed alla sempre maggiore marginalizzazione della povertà. Oggi la realtà è assai simile, anche se al tempo stesso diversa – Le Goff ne è cosciente –: il denaro continua ad avere un ruolo di primissimo piano ma non nel contesto di commercio ed industria, bensi in quello in cui ruolo primario dell’economia è la finanza. L’esito è un accrescimento se possibile ancor maggiore della discrepanza tra ricchezza e povertà, come del resto hanno sempre meggiormente 


evidenziato i dati statistici: i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri più poveri. E’ qui la modernità di Francesco, quella modernità che ha sempre continuato ad affascinare ed attrarre anche Le Goff, che progressivamente si è distaccato dal cattolicesimo in cui era stato cresciuto, ma che a Francesco come a Gesù di Nazareth ha continuato ad essere vicino. La modernità dello schierarsi a fianco della povertà, della critica alla ricchezza apportatrice di sottomissione e miseria di massa. Un ritorno ai Vangeli ed alle origini di contro a tanti “Padri della Chiesa” finiti con l’essere acquiescenti. La grandezza di Francesco e la sua diversità e distanza dai tanti eretici e movimenti ereticali che pure abbracciavano queste tesi e le propugnavano, sottolinea Le Goff, è nel fatto che San Francesco è sempre rimasto fedele ai Sacramenti: “un desiderio di modernità senza rompere con le origini.” Una critica alla ricchezza che esige una spiritualità nuova, ma al tempo radicata e di ritorno alle origini vere. Origini cristiane che per le Goff sono quelle europee e non per niente la crisi di queste origini è oggi anche crisi di una 


Europa che si identifica in altro e perciò va disgregandosi. Insomma per diversi aspetti San Francesco e Le Goff pare intreccino le proprie figure e l’analizzato e l’analizzante collimano: non per niente uno dei più bei saggi di Le Goff è proprio quello dedicato alla figura di Francesco.
francesco latteri scholten.

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frala 78 commenti

REI, DI QUEL TRASFERIMENTO MAL TRASFERITO

 
contributo inviato il 2 ottobre 2018, via @mauro artibani

I robot sostituiranno presto il lavoro umano lasciando dietro di sé solo disoccupazione di massa?

Il timore è talmente diffuso che l'Università di Oxford prima lo studia poi avverte che il 47% dei posti di lavoro degli Stati Uniti è a rischio a causa robot e McKinsey & Company ne stima circa un terzo in pericolo.

Numeri incontrovertibili?

Beh, a riguardo si dice pure altro ma... a meno che non si speri nell'intervento dei neo luddisti questi dati stanno pericolosamente sopra le nostre teste: meno lavoro.

Già, quel lavoro che pur tocca fare per avere in tasca i denari per fare la spesa.

Giust'appunto, quella spesa per fare la crescita e generare ricchezza e che toh... rigenera il lavoro. Cos'altro sennò?

Non divaghiamo, torniamo a bomba: Mark Paul, autore del report del Roosevelt Institute "Don't fear the Robots", aggiunge pure altro: Negli Stati Uniti dal 1948 al 1973 la produttività è aumentata, soprattutto grazie all'innovazione, del 96,7%. Nello stesso periodo i salari orari sono cresciuti del 91,3%. Le cose cambiano dagli anni Settanta: dal 1973 al 2014 la produttività cresce del 72,2%, i salari orari solo del 9,2%.

Qui non c'è Ludd che tenga: stesso lavoro, meno reddito per poter fare quella solita spesa che tocca fare e che genera la ricchezza per tutti.

Dopo aver sbirciato i dati Paul commenta: la quota prodotta dagli incrementi di produttività è andata a remunerare sempre meno i lavoratori e sempre più profitti e rendite.

Poi si lancia in un'invettiva: "non esiste una legge economica che affermi come i lavoratori debbano perdere quando vengono introdotte innovazioni (...) Se il capitale oggi esercita più potere sul lavoro rispetto al passato è a causa di scelte politiche, non della tecnologia".

Ci risiamo, dal luddismo al dir ludico basta un attimo.

Essiperchè la Politica, quella insipiente e attardata , la si può sempre tirare in ballo, magari suonando la vecchia litania dello scorno tra destra e sinistra; tra capitale e lavoro.

E se provassimo a mettere in campo altro?

Proviamo.

Dunque se lo sviluppo tecnologico sembra aver generato lo squilibrio, lo aggrava pure l'impiego di un anchilosato meccanismo di trasferimento della ricchezza.

Già, la ricchezza viene generata dalla spesa, intascata dall'impresa, viene poi trasferita per remunerare i fattori produttivi: capitale e lavoro.

Bene, se il lavoro viene a mancare per l'automazione dei processi e quello che resta risulta sotto pagato, al capitale resta in tasca buona parte di quel malloppo.

Ingiusto, stanno in conflitto d'interesse, dite?

Macchè, ancor di più, fallaci!

Dunque, la fallacia nel meccanismo si mostra quando quelli a cui viene a mancare il malloppo mancano alla spesa e quelli che ne hanno incassato troppo, pur dopo aver fatto la spesa, ne hanno ancora in tasca. Così, vista l'aria che tira, quel resto non lo usano manco per fare spesa per gli investimenti. Il mancato prelievo fiscale dai fattori contrae pure la spesa pubblica.

Rei tutti, insomma, di renitenza a quella spesa che, nell'economia dei consumi, configura grave illecito: la produttività totale dei fattori si riduce, si amplia invece il gap dell'output.

Beh, se questo andazzo fa predire, ai soliti ben informati, la "stagnazione secolare", quelli ottimisti di maniera non vogliono perdere l'occasione di far salire quel debito/Pil* per surrogare la crescita.

Signori della Politica, si dico a voi, s'ha da cambiare per poter disporre di una economia resistente. Per farlo il meccanismo di traferimento delle risorge economiche, generate dal ciclo, dev'essere adeguato per potersi far carico di un remunero di scopo**, fin qui evaso, per rifocillare quell'esercizio di consumazione*** che altrimenti spende in deficit.

Esercizio che, proprio per fare la crescita economica, si è reso indifferibile: obbligato!

Farlo, magari costruendo un ambiente normativo adeguato alla bisogna, non di destra nè di sinistra e che faccia comodo agli elettori di entrambi. Per voi estensori, un corposo tornaconto elettorale con la benedizione di tutti.


*Secondo gli ultimi dati ripresi dall‘Institute of International Finance, nel primo trimestre 2018 il debito è salito di 8 mila miliardi di dollari superando i 247 mila miliardi di dollari, ovvero il 318% del Pil mondiale

**Nel mondo ci sono grandi Imprese che lo hanno adottato: rende!

*** Esercizio che, impiegando risorse scarse,Tempo/attenzione/Ottimismo trasforma con l'acquisto merci, altrimenti invendute, in ricchezza; consumandole fornisce l'input per far riprodurre, genera occupazione lavoro; fornisce continuità al ciclo e sostanza alla crescita. Con l'Iva pagata rifocilla parte della spesa pubblica; con i risparmi, la spesa per gli investimenti delle Imprese.


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Marshall Mc Luhan e la ns era come era del ritorno dell'immagine a medium.

 
contributo inviato il 28 settembre 2018, via ilmezzosangue

"Cantami , o Diva, del Pelide Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco generose travolse salme d'eroi, e di cani e d'augelli orrido pasto lor salme abbandonò (così di Giove l'alto consiglio s'adempìa), da quando primamente disgiunse aspra contesa il re de' prodi Atride ed il divo Achille." Sono i versi celeberrimi - si sarebbe dovuto citarli in greco - di uno dei più antichi testi della cultura occidentale, l'Iliade di Omero. E' la trasposizione in scritto di una tradizione essenzialmente orale. Accade così per molti testi della cultura greca, la stessa filosofia, anche quella platonica lascia le sue conquiste più alte alla tradizione 


orale (che é andata persa). Accade così anche per la maggior parte dei libri della Bibbia. La cultura occidentale nata dalla confluenza di essi è perciò una cultura nata dalla confluenza di culture originariamente orali. Il medium di esse era l'oralità. Ma, cos'è il medium? Uno dei più grandi esperti contemporanei, Marshall Mc Luhan, ha asserito che il medium è il Messaggio. Se, come me si accetta questa definizione, allora bisogna affermare che il medium delle Ur Kulturen da cui quella occidentale sorge è orale. Però, sia a partire dalla grecità più antica, quale quella del testo omerico, sia dai più antichi testi biblici, il medium è appunto lo scritto. La cultura occidentale non è più come altre, incluse quelle da 


cui essa nasce, cultura della parola detta, ma quella della parola scritta. E' essa il medium connotativo delle scienze e della tecnica, della filosofia e delle lettere. Non si tratta, ovviamente di un medium unico, bensì di un medium egemone. Altri ve ne sono ad affiancarlo. Si tratta di medium visivi, quali quelli della pittura e della scultura. Si tratta di quelli musicali, in grandissima parte perduti. Con essi, come farà bene notare Nietzsche, è perduta gran parte dell'anima, dello Spirito, della classicità greca antica e distorta nella memoria la restante parte, quella sopravvissuta. Lo Spirito di un popolo, o forse si potrebbe dire anche già con Hegel, di 


un'epoca è dato dal "mixing" delle sue realtà, ad esempio per i greci, del dionisiaco e dell'apollineo, per esprimerci in termini nietzscheiani. Cioé, per aggiornarci a Mc Luhan, al mixing dei medium con cui essi si esprimono, ovvero assurgono all'essere. I medium più antichi dell'umanità non sono però degli "scritti" e neppure degl' "orali", bensì visivi: si tratta dei dipinti bellissimi presenti sulle pareti di alcune caverne. Tra il medium visivo e quello orale vi sono delle differenze profonde, non si tratta sempicemente del passaggio da una modalità ad un'altra. Quello visivo mostra, quello orale evoca. L'origine di molte parole è onomatopeutica: in molte lingue "mao" è il gatto, dal suo verso, così come la mucca. Ciascuno è libero di associare a quel suono l'immagine di gatto che più gli aggrada. 


L'immagine invece è quella. Certamente può essere più o meno sfocata, più o meno perfetta, può essere stilizzata per innalzarla a simbolo, a concetto, a ideogramma. E qui c'è l'incontro tra medium visivo e medium orale. Ma il medium è cultura, per scrivere un ideogramma, bisogna appunto saper "scrivere" e saper scrivere qualcosa che altri sappiano leggere. E l'ideogramma implica una realtà superiore sia a quella visiva che a quella orale: tutti possono apprezzare la bellezza di un dipinto o di una melodia. Essi hanno perciò una portata più vasta di quella dell'ideogramma o della parola scritta. Il medium ha una correlazione tecnica e tecnologica: il dipinto e la melodia sono quelli che sono 


perché sono realizzati con quegli strumenti che la tecnica mette a disposizione. Così il Novecento è stato contraddistinto dal ritorno, inizialmente, dell'oralità perché si è diffuso maggiormente lo strumento dell'oralità: la radio. Medium è stato perciò il messaggio radio, e, una famosa finta cronaca ben documenta le potenzialità di questo medium. Ormai l'egemonia diffusiva è stata riconquistata dai mezzi visivi ed audiovisivi: il trionfo, infine, dell'immagine. Praticamente chiunque, oggi, può creare e diffondere immagine. La comunicazione è immagine e il medium è immagine. La stessa capacità di comunicazione è, alla fine, capacità di immagine ed efficacia di immagine: Essere è apparire. Lo Spirito stesso è soltanto nella misura in cui è capace di manifestarsi, di apparire, di farsi immagine. 


Nell'antica cultura biblica però lo Spirito era designato con il termine "Ruha", parola il cui suono evoca il vento, e di cui uno dei diversi significati era appunto quello di vento. Ma l'immagine di vento, anche quella di tempesta o uragano, difficilmente, oggi, ci evocano l'idea di Spirito e, tantomeno la sua realtà. E', probabilmente anche qui la povertà spirituale del nostro tempo: il medium Logos, Parola, e parola detta prima e scritta poi, non è più egemone e di Dio si è sempre vietata - ed a ragione - una immagine. L'immagine di Dio è idolatria. Però l'evangelista S. Giovanni scriveva: "In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio"(Gv.1,1). Il medium è il messaggio, ma il messaggio qui è la Parola, la Parola detta e scritta. 
francesco latteri scholten.

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Lettera al Prof. Michel Martone sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero

 
contributo inviato il 27 settembre 2018, via Vincesko






Pubblico la lettera che ho inviato ieri al professor Michel Martone, ex Vice Ministro del Lavoro nel Governo Monti e attualmente Professore ordinario di Diritto del Lavoro e di Relazioni Industriali alla LUISS, su alcune sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero, in un suo breve saggio.



Lettera al Prof. Michel Martone sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero

Da: v

19:24

A:  mmartone@luiss.it,    michemartone@gmail.com     e altri 48+99


ALLA C.A. DEL PROF. MICHEL MARTONE

CC OPEN LUISS, MEDIA, ALTRI


Egr. Prof. Martone,

Rilevo nel Suo articolo-saggio “Perché tutti (s)parlano della Riforma Fornero ma nessuno l’abolisce” http://open.luiss.it/2017/12/19/perche-tutti-sparlano-della-riforma-fornero-ma-nessuno-labolisce/ alcune sorprendenti imprecisioni, che purtroppo alimentano la vulgata sulla riforma Fornero (e sulla spesa pensionistica), che ha fatto in Italia (quasi) 60 milioni di vittime, oltre all’estero, che sto cercando di contrastare da sei anni. Quindi mi permetto di osservare:


1. «Il decreto in questione, che ha innalzato a 67 anni l’età pensionabile fissata dalla riforma Fornero in 66 anni e 7 mesi».


Scusi, da dove lo ha ricavato? Visto che peraltro Lei attribuisce correttamente – rara avis - la paternità dell’adeguamento alla speranza di vita alla riforma Sacconi?

L’età di pensionamento di vecchiaia oggi a 66 anni e 7 mesi e nel 2019 a 67 è dovuto esclusivamente alla riforma Sacconi.[1]


[1] PENSIONE DI VECCHIAIA (2019)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi lFornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.


Aggiungo che la stessa professoressa Fornero, che mi legge p.c., ha lamentato recentemente sia nel suo ultimo libro, sia in interviste l’attribuzione errata alla sua riforma dell’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni (e di un anno e 3 mesi dell'età di pensionamento anticipato). Ma io temo sia colpa della formulazione insufficiente e poco chiara del testo della norma, nel senso che ella non ha esplicitato il legame della sua decisione molto opportuna tra l'aumento dell’età base e l'abolizione della c.d. “finestra” Sacconi-Damiano, “appropriandosi” così di fatto di entrambe le misure, che infatti TUTTI non a caso le attribuiscono, perfino un Professore ordinario di Diritto del Lavoro e Relazioni Industriali come Lei.[2]


[2] "Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni, posizioni nel Kindle 3137-3141).


2. «gli articoli. 22-ter, comma 2 D.l. n. 78 del 2009 (norma Sacconi) e 12 del D.l. n. 78 del 2010, che hanno disposto l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alle aspettative di vita nella formulazione finale che è stata ripresa dall’art. 24, comma 13, del D.l. n. n.201 del 2011 della riforma Fornero».

Più che riprendere, la riforma Fornero (i) lo ha esteso alle pensioni anticipate (ex anzianità) (comma 12); e (ii) ne ha modificato la periodicità da triennale a biennale, “successivamente a quello del 2019” (comma 13), anche se il Ragioniere Gen. dello Stato scrive erroneamente che decorre dal 2019 (gli ho scritto, inviando la lettera p.c. al Presidente della Repubblica, poiché l’errore è stato ripetuto, da ultimo, nella Legge di Bilancio 2018 promulgata a fine anno, ma non mi ha risposto).


3. «il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il decreto di adeguamento dell’età pensionabile».


Per esattezza, la decisione è stata sottratta (dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12bis) ai politici e attribuita a due alti burocrati a pena di sanzione erariale: il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Previdenza, che hanno emesso un decreto direttoriale.


4. «L’abolizione della Riforma Fornero costerebbe, infatti, tra gli 80 e i 90 miliardi di euro».


RGS (i) stima il risparmio complessivo dalla riforma Fornero in 350 mld, poi calati a 280 dopo gli interventi legislativi successivi; (ii) scrive che il risparmio è crescente, “passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045”.


5. «Non è un caso che l’INPS abbia chiuso il bilancio 2015 con un risultato economico di esercizio negativo per 16.297 milioni di euro».


Suggerirei di prendere questa cifra con le molle, sia per la commistione tra spesa pensionistica (compito istituzionale dell’INPS) e spesa assistenziale (a carico della fiscalità generale), sia per la presenza di altre voci spurie, sia per il deficit di INPDAP ed ENPALS incorporati nell’INPS, a causa del loro strutturale mancato versamento dei contributi sociali.[3]


[3] IL BUCO NEI CONTRIBUTI DEL PUBBLICO IMPIEGO

La Cassa degli Statali manda in rosso l'Inps

L'impatto della fusione con Inpdap e Enpals 

Enrico Marro - 1 ottobre 2012


Spero di essere stato utile e che vorrà contribuire in futuro a chiarire con maggiore cura chi ha fatto che cosa in tema di riforme pensionistiche.

Cordiali saluti,

V.



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magnagrecia 60 commenti

Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

 
contributo inviato il 23 aprile 2019, via Vincesko



Pubblico la lettera che ho inviato in data 18 aprile al senatore Alberto Bagnai, della Lega Nord, presidente della Commissione Finanze del Senato, sulla sua censura di un mio commento nel suo blog sulla correlazione spuria e sulle sue ennesime bufale sul Governo Monti. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.




Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da: v

18/4/2019  20:31

A:  alberto.bagnai@senato.it,    stanislao.dipiazza@senato.it   e altri 47+553


Egr. Sen. Bagnai,

Come Le avevo promesso, Le invio il mio commento sulle Sue bufale sul Governo Monti, che ha censurato. Di seguito, c’è la spiegazione del perché il Suo post mi ha fatto sganasciare dal ridere.

Distinti saluti,

V.



martedì 9 aprile 2019

The awanagana approach to monetary theory and policy (chapter 1)


Vincesko ha detto...

Non frequento questo sito di adepti, stamattina questo post mi è arrivato sul telefonino tra la selezione di Google, e l’ho letto, ma arrivato a questa frase ”solo che uno che non capisce cosa sia una correlazione spuria cosa volete ne capisca di etichetta!?”, ho pensato subito a questi Suoi post precedenti, che affermano che il millantatore Monti avrebbe causato la recessione e aumentato i poveri, ed allora mi sono sganasciato dal ridere.

venerdì 11 marzo 2016
Fukushima vs. Monti (offerta vs. domanda)
http://goofynomics.blogspot.com/2016/03/fukushima-vs-monti-offerta-vs-domanda.html 
giovedì 1 giugno 2017
QED74: "Dottò, è 'a frizzione! Come 'a tocchi sossòrdi..."
Ora, c’è una cosa da apprezzare in questo QED. Certo, in termini giornalistici (e anche in termini fattuali) è interessante sottolineare l’enormità della pedita che Monti ci ha inflitto (i famosi 300 miliardi). Ma in termini scientifici, intellettuali, ci sono cose più stuzzicanti da rilevare.
http://goofynomics.blogspot.com/2017/06/qed74-dotto-e-frizzione-come-tocchi.html 
Alberto Bagnai: "Il governo Monti ci ha lasciato un buco di 400 miliardi. Questa è la sua eredità, i poveri"
1 Ottobre 2018
C'è poco da criticare la manovra, spiega il leghista Alberto Bagnai, ospite ad Agorà su Raitre. Perché se le condizioni economiche e finanziarie sono queste non è certo colpa di questo governo. "Due anni fa il Def fatto da Pier Carlo Padoan riportava che con l'austerità del governo Monti avevamo avuto un buco di circa 400 miliardi". E questa, sottolinea il presidente della commissione Finanze del Senato, "è l'eredità che lasciamo ai nostri figli, i poveri. Noi stiamo intervenendo su questa eredità. Il tema è il lavoro e la povertà".
https://tv.liberoquotidiano.it/video/politica/13383140/alberto-bagnai-governo-mario-monti-ci-ha-lasciato-un-buco-di-400-miliardi-questa-e-la-sua-eredita-i-poveri.html 

PS: Spero che non lo censuri, è antipatico sobbarcarmi alla fatica di risegnalare ai Suoi colleghi che anche Lei ha il vizietto della censura (che accomuna i professori di sinistra, di centro e di destra come Lei).

9 aprile 2019 11:57


Traggo dall’Appendice al capitolo 1 del mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, dove sono riportati 40 esempi clamorosi (quasi tutti economisti, tra cui un premio Nobel, o giornali economici prestigiosi) vittime della Prima Più Grande Bufala.


Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

[...]


Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

      36

12.131

25.068

  25.033

 -

  62.268

22,8

DL98/2011

          -

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

          -

    732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

      36

14.971

53.343

  79.298

61.795

    209.443

76,7

DL201/2011

          -

 -

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

          -

 -

     603

         16

      27

      646

  0,2

Tot.Gov.M.

          -

 -

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

      36

14.971

74.189

    100.633

83.254

    273.083

100,0

      %

          -

           5,5

         27,2

         36,9

         30,5

100,0


 *Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)


2. Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi

[…] Si tratta di un fenomeno di obnubilamento della quasi intera classe degli economisti (oltre che degli esperti di previdenza), che (a) o/e sbagliano la paternità delle manovre; (b) o/e applicano una teoria economica strampalata: considerano gli effetti delle stesse come farebbe il cemento a presa rapida; (c) o/e confondono la correlazione con la causalità (anche se, in realtà, tutto nasce – vittime anch’essi della potente disinformazione berlusconiana e del centrodestra come una qualunque casalinga - dalla ignoranza dei dati).

«Nella ricerca scientifica si confondono spesso due concetti: la correlazione e la causalità. La correlazione si riferisce ad una relazione tra due (o più) variabili che cambiano insieme. Una correlazione può essere positiva o negativa.

• Una correlazione positiva vuole dire che se una variabile aumenta (per es., il consumo di gelato) anche l'altra aumenta.

• Una correlazione negativa funziona all'opposto: se una aumenta l'altra diminuisce.

La causalità si riferisce ad una relazione tra due (o più) variabili dove una variabile causa l'altra. Devono essere soddisfatti tre criteri perché si abbia causalità:

• le variabili devono essere correlate;

• una variabile deve precedere l'altra variabile;

• deve essere dimostrato che una terza variabile non stia provocando alcun cambiamento nelle due variabili di interesse (assenza di correlazione spuria).»

Ecco 40 esempi davvero clamorosi (tra i meno clamorosi, c’è l’onorevole Claudio Borghi, ndr).

[…]

Riporto ciò che ha scritto nel 2016 e 2017, e poi dichiarato recentemente già ricoprendo il ruolo di presidente della Commissione Finanze del Senato, il sedicente di sinistra, eletto con la Lega Nord, professore di Economia, Alberto Bagnai, su Monti come solo responsabile della recessione, coadiuvato – udite, udite – dal Ministero dell’Economia e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: (a) sbagliano la paternità delle manovre; (b) applicano la teoria economica strampalata del cemento a presa rapida, quando è noto, soprattutto agli economisti, che dall’emanazione di una legge a che questa esplichi i suoi effetti passano al minimo sei mesi. Come è il caso anche del decreto “Salva-Italia”, le cui principali misure sono state l’IMU (reintroduzione sulla casa principale e aggravamento sugli altri cespiti), che, com’è noto, viene pagata in due rate semestrali posticipate; e, ancor più, la riforma delle pensioni Fornero, che, come ormai è noto ai lettori di questo libro, esplica i suoi effetti a decorrere dal 2013, con un trend crescente fino al 2020; e (c) confondono la correlazione con la causalità.

Ora, anche volendo considerare l’effetto delle aspettative, a me pare che questo triplice concorso di “colpa” di errata attribuzione delle responsabilità della recessione sia del tutto clamoroso.

Il professor Bagnai imputa tutto a Monti, prima (i) comparando il Giappone con l’Italia di Monti e quantunque il secondo grafico attesti che la curva del PIL è in flessione già prima che arrivasse Monti; poi (ii) portando come fonte di un suo post quanto ha scritto il Ministero di Economia e Finanze nel Programma Nazionale di Riforma, la terza parte del Documento di Economia e Finanza 2017, senza capire che questo – dimentico di ciò che il medesimo ministero aveva scritto nel 2011 - attribuisce erroneamente a Monti anche le manovre, molto più corpose, decise da Berlusconi; e, infine, (iii) citando il ministro dell’Economia ed anch’egli economista, Pier Carlo Padoan, che commette lo stesso errore. Tra i primi due interventi e il terzo, i miliardi crescono da 300 a 400.

17. venerdì 11 marzo 2016

Fukushima vs. Monti (offerta vs. domanda)

giovedì 1 giugno 2017

QED74: "Dottò, è 'a frizzione! Come 'a tocchi sossòrdi..."

Ora, c’è una cosa da apprezzare in questo QED. Certo, in termini giornalistici (e anche in termini fattuali) è interessante sottolineare l’enormità della pedita che Monti ci ha inflitto (i famosi 300 miliardi). Ma in termini scientifici, intellettuali, ci sono cose più stuzzicanti da rilevare.

Alberto Bagnai: "Il governo Monti ci ha lasciato un buco di 400 miliardi. Questa è la sua eredità, i poveri"

1 Ottobre 2018

C'è poco da criticare la manovra, spiega il leghista Alberto Bagnai, ospite ad Agorà su Raitre. Perché se le condizioni economiche e finanziarie sono queste non è certo colpa di questo governo. "Due anni fa il Def fatto da Pier Carlo Padoan riportava che con l'austerità del governo Monti avevamo avuto un buco di circa 400 miliardi". E questa, sottolinea il presidente della commissione Finanze del Senato, "è l'eredità che lasciamo ai nostri figli, i poveri. Noi stiamo intervenendo su questa eredità. Il tema è il lavoro e la povertà".

Anche il presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, professor Alberto Bagnai, sedicente-di-sinistra-eletto-dalla-Lega-Nord, ha il vizietto della censura.

Lettera al Sen. Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato, sulla sua censura di un mio commento


Naturalmente, la bufala del Ministero del Tesoro fa strage tra i media.



Destinatari:


Commissione Finanze e Tesoro del Senato


Commissione Bilancio del Senato


Commissione Bilancio della Camera


Commissione Finanze della Camera


Gruppo parlamentare Lega Nord Senato


Gruppo parlamentare PD Senato


Media




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magnagrecia 10 commenti

Da Michel Houellebecq a Bernard Henry Levì i “Very Big” dell'Intellighenzia francese passano al cattolicesimo ratzingeriano.

 
contributo inviato il 27 aprile 2019, via SanTommasodAquino

Sono immagini grandi e terribili quelle che la Francia, il Cuore dell'Europa, ci dà a vedere. Ultima, orrore puro, la devastazione con le fiamme, della cattedrale di Notre Dame (ma sono oltre un migliaio gl'attacchi alle chiese nel solo 2018). Ci sono le immagini dei disordini portati avanti dai Gilets Jaunes, quelle degl'attentati islamici alBataclan. E sono del resto in sintonia con quelle della Storia francese, terribili ma grandi: i fuochi illuministici e le ghigliottine dellaRivoluzione che in un anno hanno fatto più morti che l' Inquisizione in tutta Europa in quattro secoli; l'imperialismo napoleonico; l'Esposizione Universale del 1889 e la Tour Eifel; le persecuzioni ebraiche e le svastiche naziste durante la seconda guerra mondiale; il'68, frutto marcio tardivo 


dell'Illuminismo ateo ed agnostico. Immagini grandi e terribili che mettono sul tavolo in modo indiscutibile, se mai ce ne fosse bisogno, che le concezioni illuministiche sono antropologicamente false(come del resto i dati statistici sulla denatalità dimostrano) e foriere di senescenza estinzione e morte per le società che volessero metterle in pratica, accentuate magari dall'immigrazionismo di massa. Fortunatamente la coscienza di massa, la coscienza, popolare, se ne è ben resa conto e ci ha donato altre immagini, stavolta ancora grandi ma anche Belle: le immagini Pro Vita dei Family Day. Tanta gente, tanto popolo, pacifici, sereni, festanti, con l'antica radice d'Europa, il Cristianesimo, alba di un giorno nuovo a fronte degli orrori. Una coscienza ormai 


non più propria solo degl'intellettuali della “propria circoscrizione”, deiJacques Maritain, degli Etienne Gilson, ma che già con Jacques Le Goff ha cominciato una decisa e vera ricostruzione dell'era di mezzo, un'era di Luce, e con ciò un valido proselitismo. Su questo fronte un contributo imprescindibile è dato, negli anni '60, dal Concilio Vaticano II che porterà alla caduta del muro di Berlino e con ciò alla fine della Guerra Fredda. Altro contributo importante è, proprio nel 1968, la “Introduzione al Cristianesimo” con cuiJoseph Ratzinger, uno dei Teologi rampanti del Concilio (futuro Prefetto per la Dottrina della Fede e Papa Benedetto XVI) diventa “Il Teologo”. “L'Europa o sarà cristiana o non sarà” aveva più volte detto, e, cristiana significa 


confluenza di Giudaismo, Cultura Greca e Diritto Romano, significa Fede e Famiglia, sulle orme di San Benedetto, da cui la scelta del nome. E' una realtà di cui oggi, in Francia, è divenuta cosciente – finalmente – anche la Grande Intellighenzia francese e, segnatamente, nientemeno che proprio quella laica, atea ed addirittura agnostica. Il confronto diventa serrato con “Sottomissione” (è la traduzione di Islam) in cui Michel Houellebecq, Enfant Terrible della Cultura francese, si confronta da un lato con la memoria della società cristiana ormai semidissolta, dall'altro con la società della vacuità, del vano, del nichilismo portata dal '68, e, dall'altra con la diffusione soffocante 


dell'Islam“Serotonina”, dal nome dell'ormone del piacere, ne è il seguito ed affronta la tematica della società edonisto/egoistica ovvero dell'era del rifiuto della responsabilità. E' la rimozione (al solito: per non urtare la sensibilità degli islamici) di una Croce sovrastante la statua di San Giovanni Paolo II a Ploermel a colpire la mente dello scrittore per l'intervista a “Der Spiegel” (anno 2017). Sono proprio i cristiani a stagliarsi positivamente contro la società del rifiuto della responsabilità creata dal '68: “E' come una corrente sotterranea che improvvisamente viene alla luce. Il fatto è che i cattolici devoti stanno mettendo più bambini al mondo. E trasmettono i loro Valori ai Bambini.” “In 


Francia stiamo assistendo ad un ritorno del Cattolicesimo ed i Cattolici in Francia sono diventati consapevoli della loro forza.” E' singolare, sempre nell'intervista allo “Der Spiegel” il confronto cui Houellebecq si lascia andare tra Comunismo ed Islam: “Il comunismo era una specie di falsa religione, un cattivo sostituto, non una vera fede, sebbene avesse la propria liturgia. Una religione è molto più difficile da distruggere di un sistema politico. La religione ha un ruolo chiave nella società e nella sua coesione, è un motore nella costruzione della comunità. L'Islam resterà.” Sulla sinistra post sessantottina, contemporanea, sui suoi radical chic e la sua politica Houellebecq è chiarissimo e lapidario: “La sinistra è in agonia, le sue idee sono 


morte. La sinistra ha perso la sua forza mobilizzatrice. Ho visto il marxismo morire. Ho sempre detto che i romanzi non possono cambiare il mondo. Ma “Arcipelago Gulag” di Solgenitsin ha cambiato il mondo. Il libro fu un fulmine in Francia. Per il marxismo suonò la campana a morte. (…) I mentecatti di sinistra sono diventati veramente insopportabili da qualche tempo. Si comportano come un animale intrappolato che sente che presto finirà.” L'ultimo giudizio formulato da Houellebecq in occasione del conferimento della Legion d'Onore (Aprile 2019) da parte del Presidente Emmanuel Macron è auspicabile: “Il ritorno del cattolicesimo al suo antico splendore è ciò che può riparare la nostra civiltà danneggiata”. Il 


Cattolicesimo cui si riferisce è quello autentico, tradizionale: “sarebbe bene che si allontanasse definitivamente dal protestantesimo e si avvicinasse all'ortodossia”. Insomma, SI' a Papa Benedetto e NO a Papa Francesco. Importanti anche le posizioni dell' “Inamico pubblico” di Michel Houellebecq, ovvero l'altro “Mostro Sacro” della Cultura laica transalpina, il Filosofo Milionario Bernard Henry Levì. Pupillo di Jean Paul Sartre in persona ed autore del miglior testo sull'esistenzialista francese (Sartre il Filosofo del XX secolo), è stato fortemente colpito dalla conversione della sorella minore, Veronique, proprio al Cattolicesimo. Presente, tra lo stupore generale, nella cattedrale di Notre 


Dame alla prima domenica di Quaresima del 2012 in occasione del suo battesimo“Sur la Vie de la Croix” è il libro in cui essa ha raccontato il suo percorso di conversione. “Ho dovuto rendermi conto – così Bernard Henry - che non si trattava di una infatuazione puerile bensì di un grande e forte cammino interiore di crescita psicologica spirituale e teologica: Veronique è ora animata da una nuova grande forza interiore. Ho avuto la sensazione colpevole di aver tralasciato di trasmettere qualcosa a questa mia piccola sorella che potrebbe essere mia figlia”. Da quella domenica di Quaresima del 2012 l'interesse ed il confronto con il 


cattolicesimo si fanno serrati anche per l'ex pupillo di quel Jean Paul Sartre che stava anch'egli per convertirsi nel '43 prigioniero in Campo di Concentramento insieme a dei Padri Gesuiti e la cui mancata conversione è uno degli esiti che hanno portato al nefasto '68. I suoi frequenti viaggi gl'hanno fatto così scoprire, anche a lui come già a Houellebecq, l'Anima Cristiana dell'Europa seminata da San Benedetto ed a cui fa riferimento Benedetto XVI.
francesco latteri scholten.

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frala 10 commenti

IL MINISTRO, GLI ACCADEMICI, L'INFLAZIONE E L'IVA

 
contributo inviato il 30 aprile 2019, via @mauro artibani

Signori, ci siamo, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha chiarito la sua posizione in merito all'aumento dell'Iva dicendosi personalmente non contrario: "E' la mia posizione scientifica ma non posso confonderla con la posizione della maggioranza di governo. Ritengo sia meglio spostare l'imposizione sui consumi piuttosto che sui redditi perché è un tipo di peso fiscale più favoreveole alla crescita"

di questi tempi e questa congiuntura, il dichiarante, accademico/scentifico, la dice talmente... bò, che vi sottopone un processo aleatorio; volendo tassare i consumi, pressappoco stocastico.

Suvvia, non dite 'sto cavolo, quello del Ministro, come dei colleghi accademici è solo un giochino, pari pari all'inflazione "indotta" dalle politiche monetarie.

Proviamo ad andare oltre: sull'utilità marginale decrescente, per esempio. Si, quella della spesa, lo scheletro nell'armadio del sistrema produttivo.

Cerchiamo le cause che la impongono all'attenzione e che i disattenti disattendono.

Tiriamo i dadi, il pari la intravvede nella sovraccapacità dell'offerta; il dispari, nell'affrancamento dal bisogno dei consumatori.

Okkei, ma... pari e dispari, per me pari son! Per voi?

Scusate, si, è vero, ho dimenticato di metter tra le cause l'invarianza del reddito disponibile: celo metto.

Peggio che andar di notte ma... sempre quel pari e quel dispari, per me pari son!

La prima causa, per uscire dal guado, pretende un'azione inflattiva; la seconda, deflattiva.

Essì, siamo tornati a bomba: inflazione/deflazione.

Dispositivi, tutteddue, del mercato efficiente per ripristinare, nei modi del possibile, l'equilibrio tra domanda e offerta.

Voi accademici, sponsor dell'inflazione / voi di quella tassa occulta, buona per non far scendere i prezzi, per salvaguardare gli utili d'impresa, per non ridurre l'occupazione e/o i salari pure per ridurre il valore dei debiti: si, per voi: "chissenefrega del potere d'acquisto".

Io, sommessamente, che 'sto potere voglio salvaguardare, tifo per quella deflazione che attribuisce il "Potere vero" a quelli della spesa. Si, solo così, i sottoposti potranno smaltire l'eccesso; dovranno così riprodurre, potranno assumere e/o remunerare i loro sottoposti.

Tutti, magari pure, potranno meravigliosamente far aumentare le entrate tributarie per rintuzzare, l'aumento del valore del debito.


Buon lavoro, accademico Ministro, buon lavoro.


Mauro Artibani, l'economaio

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Dialogo breve con la Sen. Stefania Pucciarelli della Lega Nord sulle bufale del Sen. Alberto Bagnai sul Governo Monti

 
contributo inviato il 2 maggio 2019, via Vincesko




Pubblico il breve scambio di email intercorso tra la senatrice Stefania Pucciarelli della Lega Nord e me, dopo che ho inviato p.c. a tutti i membri del Gruppo parlamentare della Lega Nord del Senato una lettera inviata al senatore Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulle sue bufale sul Governo Monti.



Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da:  stefania.pucciarelli@senato.it

19/4/2019 12:07

A: v  


Le chiedo cortesemente di noi inoltrarmi più queste lettere in quanto non sono interessata.Buona giornata,Stefania Pucciarelli.

Inviato da iPad




Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da: v

19/4/2019 22:48

A:  stefania.pucciarelli@senato.it  


Egr. Senatrice Pucciarelli,

Pensavo volesse ringraziarmi dell’utile informazione. Invece mi dice che Lei, senatrice della Repubblica, non è interessata a sapere che un Suo collega leghista, professore universitario di Economia e presidente della Commissione Bilancio e Finanze del Senato, ignora i dati economico-finanziari delle leggi fondamentali della XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti, che hanno gestito la più grave crisi economica dal 1929), ne parla ad ogni pie’ sospinto e propala bufale gigantesche sul Governo Monti, al quale imputa la responsabilità della predetta crisi e dell’aumento della povertà, quando Monti ha varato soltanto il 19% del totale delle manovre contro l'81% di Berlusconi ed è stato molto più equo.

In effetti tanto strano non è, poiché la Lega Nord (statutariamente è ancora tale) approvò tutte le manovre pesantissime e scandalosamente inique del governo Berlusconi, inclusa la severa riforma Sacconi, ma poi ha addossato tutta la colpa su Monti e Fornero, che hanno dato una mano con le loro millanterie.

In primis Matteo Salvini, al quale l’ho contestato sia per lettera due volte, sia in diretta su Radio1 Zapping.[1] E Salvini ha basato su queste due BUFALE ormai diventate mondiali la vittoriosa propaganda elettorale del 2018. Ma la verità – si sa - fa male, in particolare a voi di destra, per l’educazione severa ricevuta. Per cui non legga il mio libro, vi troverebbe tutto spiegato e provato attraverso i documenti parlamentari. Buona notte,

V.

[1Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero


PS: La informo che, come faccio sempre, riporterò questo scambio di email nel mio blog.





Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da:  stefania.pucciarelli@senato.it

22/4/2019 09:33

A: v 


Le ripeto,che non gradisco ricevere più sue mail.Buona giornata,Stefania.

Inviato da iPad



Post collegato:


Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti



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magnagrecia 7 commenti