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Affinità elettive: Diego Fusaro e Giorgia Meloni.

contributo inviato da frala il 18 novembre 2017


Di primo acchito mi ha meravigliato e rallegrato l'immagine, fianco a fianco sorridenti, di Diego Fusaro e Giorgia Meloni. Meraviglia dovuta agl'inconsapevoli retaggi mentali di una concezione politico ideologica che la Storia - ma non purtroppo molti media - si è ormai lasciata alle spalle:destra, sinistra, centro. Categorie che nel contesto postmoderno e nella realtà di una società fluida hanno perso senso e significato. Schemi sorpassati che darebbero insensatamente una collocazione opposta alla giornalista, emerita Ministra Per la Gioventù (Governo Berlusconi IV) e cofondatrice di Fratelli d'Italia ed al “Filosofo Rampante”, curatore del più frequentato sito di filosofia italiano, Filosofico.net. A ciò inducono anche alcuni titoli di importanti opere di Fusaro – una per tutte, “Bentornato Karl Marx” - e molte immagini importanti anch'esse: anzitutto con il suo Maestro, Gianni Vattimo, ma anche altri grandi nomi: Eco, Galimberti, Bodei. Mitiga un po' quella con Emanuele Severino. DiVattimo


uno dei più importanti studiosi di Nietzsche – è suo il bellissimo “Il soggetto e la maschera” -, fondatore del “Pensiero Debole”, ho un ricordo personale:ce lo portò in aula Mons. Antonio Livi, mio professore di Logica Aletica ed assistemmo ad un dibattito filosofico formidabile. Ho incrociato più volte nei corridoi Vattimo andando in decanato (Livi è stato anche mio Decano); l'ultima insieme triste e rasserenato. Qualcuno ha parlato di una conversione di Vattimo.Quello che è certo è che Vattimo le proprie posizioni, peraltro non del tutto incompatibili con il cattolicesimo, le ha cambiate insieme al suo indirizzo politico. Così Fusaro dopo la laurea all'Università di Torino, per il dottorato di ricerca è passato alla cattolica sin nel nome, Università di San Raffaele. Si delinea così però il contesto, l'orizzonte dal quale Diego guarda a Marx: quello dell'idealismo tedesco e della tradizione comunitarista. Al centro del sistema del Principe dell'idealismo tedesco, Hegel, era posto, è 


importante ricordare, il Dio cristiano (cfr Fenomenologia dello Spirito) e la sua fondazione etica, è altrettanto importante, era sviluppata a partire dalla famiglia (cfr Lineamenti di Filosofia del Diritto). L'importanza di quest'ultima è stata più volte sottolineata e difesa da Fusaro, insieme alla necessità di tornare alla famiglia classicamente intesa, posizione che lo avvicina assai a Giorgia. Non si tratta più dunque di capovolgere Hegel, come voleva Marx. A questi, tuttavia, Fusaro riconosce – come già Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e l'attuale Pontefice – la realtà del meccanismo incrociato Merce – Denaro - Merce e Denaro – Merce – Denaro. Il lavoratore porta al mercato la sua merce ossia il proprio lavoro ne ottiene denaro con cui pagare la merce ossia il proprio sostentamento restando escluso dall'altro ciclo, di fatto riservato al capitalista, che porta al mercato il capitale, compra merce ossia lavoro, che rivende per denaro. 


Riconosce anche che questo meccanismo porta alla fase ultima del capitalismo, dove il denaro non è più investito in merci, industrie e strutture bensì nella finanza, un accumulo in cui la persona è estraniata del tutto. Diego però è pienamente uomo dei nostri tempi e perciò non vede semplicemente, come la vide Marx, la ferocia del capitalismo manchesteriano, cui si ispirerà Firestone cui, a sua volta si ispirerà Hitler, bensì anche il limite dei diversi spiriti rivoluzionari del Novecento che sulla scia di Marx, volendo uscire dal capitalismo hanno solo di fatto istituito nuove forme di capitalismo: il capitalismo di Stato. Ma, soprattutto, Diego Fusaro è uno dei pochi che vedono l'ultima ferocia del capitalismo che ha segnato la fine del Novecento e la realtà attuale, la realizzazione del piano Kalergi: con il gender e la nuova ideologia omosessualista distruggono la nostra procreazione e 


al tempo ci sostituiscono con i migranti. Come già per la famiglia, più che di parallelismo con Giorgia Meloni si può a ragione sostenere “piena identità di vedute”. Di più: se fossero lette da un terzo, sarebbe assai difficile distinguere se le parole di un suo recente articolo siano sue o di Giorgia: “Ormai dovremmo averlo appreso. La furia del dileguare del cattivo infinito capitalistico mira a sostituire la popolazione stabile e protetta da diritti, radicata nel proprio territorio e nella propria storia, con un'immensa massa di nuovi schiavi nomadi e precari che non hanno più storia ma solo geografia e che figurano come puri atomi al servizio dell'accumulazione flessibile, sempre pronti ad essere sottoposti, come tutte le altre merci, ai processi di delocalizzazione di cui beneficia sempre e solo l'aristocrazia finanziaria. Da un lato 


l'integralismo economico favorisce con metodi che sono tutto fuorché idillici, processi di immigrazione di massa. E, dall'altro, abbatte la crescita demografica nei Paesi occidentali, i cui cittadini non sono ancora integralmente ridotti al rango di migranti. Le aspettative decrescenti e la rassegnazione depressiva, ma anche la disgiunzione della sessualità dalla sua funzione procreativa (libertinismo edonistico, ideologia gender, disgregazione della vita etica familiare, elogio mediatico permanente di tutte le figure erotiche altre rispetto all'eterosessualità) secondo un principio in parte già teorizzato da Malthus determinano il calo demografico che sta investendo il continente europeo” (Diego Fusaro, lettera 43, 13 giugno 2017). Dunque improcrastinabilità di un ritorno alla famiglia, alla Storia, alla propria identità.

francesco latteri scholten.

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