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Oliver Pimps

contributo inviato da SAPODILLA il 8 gennaio 2019

Nonsi può dire che il novello conte Armand avesse gran successo al Circolo degliScacchi, che aveva come soci i nobili del circondario di Narcassonne.  Armand non veniva ai invitato al tavolo dagioco. Se si formavo un crocchio di nobili a discutere sugli incredibiliprogressi della scienza, Armand ne era escluso. Armand era costretto a starseneseduto su una poltroncina isolata a fingere di leggere il giornale.

Allafine un esasperato Armand aveva affrontato il segretario del Circolo.

“Signormio segretario, io sono l’unico che paga la quota annuale di iscrizione.Inoltre rifornisco di vino a volontà i soci, questa banda di ubriaconi.”

Larisposta aveva gelato Armand, come passero colto dalla tormenta fuori dal nido.

“Signormio conte Armand,  il Circolo degliScacchi sopporta la presenza di un vinaio per devozione alla contessaMargherite. Tolleriamo che vantiate le amicizie dei soci per favorire i vostriaffari. Riguardo al vino, sa di tappo scadente e  ha un retrogusto di aceto marcio. Infine,nobili si nasce, non si diventa.”

Armandaveva preso il giornale per ripararsi d una pioggerella in arrivo, se ne eraandato a testa bassa rasente ai muri, seguito da qualche cane randagioincuriosito.  Non voleva farsi vedere acasa con quella espressione triste e adirata, si era fermato alle CantineLucas. I commessi lo avevano accolto ossequiosi.

“Buongiorno, conte Armand, oggi abbiamo avuto più vendite del solito.”

Luidissimulò allegria, si rinchiuse nel suo ufficetto e finse di sfogliare ilgiornale bagnato. Le pagine centrali si erano salvate dalle gocce di pioggia. Presea leggere distratto una inserzione.

‘Francesi,nobili non si nasce, si diventa grazie ai nostri maggiordomi di pura razzainglese.’

Seguivanole istruzioni per un primo contatto con l’agenzia a Londra.

Ilturbine che travolse i commessi era il conte Armand che si precipitava ainviare la sua richiesta all’agenzia di Londra. Presto gli arrivò la risposta. Il loro miglior maggiordomo, OliverPimps,  si sarebbe imbarcato al piùpresto a Dover per raggiungere la Francia.  I giorni seguenti  furono frementi di attesa. In casa Amandsaltellava, correva al cancello se gli sembrava di aver udito l’arrivo di unacarrozza.

Efinalmente il giorno arrivò. Armand era alle Cantine e fu la cuoca Josephineche accolse lo straniero sceso dalla carrozza. Un tipo allampanato e con grandiorecchie a cartoccio mai viste da queste parti.

“Bravadonna, sono Oliver Pimps dei Pimps di Cricklewood.  Avvisate il vostro padrone e conducetemi  al mio alloggio.”

“Benvenutonella casa dei conti Dupont Soleil. Sono Josephine duchessa di Normandia.”

Nellaprecipitazione Josephine si era portato dietro il mestolo fumante di zuppa e sirese ora conto che Pimps la guardava con disapprovazione.

“Pimps,dubitate forse che io sia la duchessa di Normandia? Osservate lo stemma sullemie mutande.“

Peruna qualche ragione le mutande non incontrarono l’approvazione di Pimps.

“Chivi stira le mutande, duchessa Josephine?”

“OliverPimps, non mi piace che facciate tante domande. Pensate a stirarvi le vostreorecchie.”

Moltedonne aveva rifiutato un ballo a Oliver Pimps per via delle sue orecchie.

“Lemutande hanno qualche piccola piega di troppo. D’ora in avanti provvederò iostesso a stirarle. Sempre che non si tratti di pelle raggrinzita.”

ANarcassonne si mormorava che il sedere di Josephine ne rivelasse le originiplebee, altro che duchessa. Josephine lo sapeva.

L’idilliofu interrotto dall’arrivo trafelato di Armand .

“SeiOliver Pimps, non è vero? Fatto buon viaggio? Un goccio di vino tirimetterà  vispo e arzillo.”

OliverPimps osservava Armand in uno strano silenzio.

“Cosati succede, Oliver Pimps? Forse dovresti assaggiare la zuppa calda diJosephine.”

“Col  vostro permesso, signore, portate scarpe nerecon cappello marrone.”

“Miocaro ragazzo, qui in Francia usiamo scarpe nere.  Ma non voglio rattristarti- Cambierò cappello.”

“Colvostro permesso, signore,  nonmetterei  una cravatta verde su unacamicia blu.”

Cravatte al rogo

Bruciavanonel fuoco, rosse di vergogna, le cravatte di Armand condannate da Oliver Pimpscome inappropriate. Nello studio Armand attizzava il fuoco del caminetto. OliverPimps eseguiva la sentenza,  prelevandola colpevole da un cestinello. Attenti al loro lavoro e con le spalle allaporta, i due birbantelli non si accorsero che la porta si apriva per lasciarentrare Margherite.

“Armand,posso chiederti cosa stai facendo con le cravatte che ti ho regalato?”

Armandfarfuglia e lascia la parola a Oliver Pimps.

“Conil permesso della signora contessa posso spiegare ogni cosa. La scelta dellecravatte per il conte Armand fa parte del mio incarico. Ho ritenuto che ipallini gialli in campo blu, per fare un esempio, non fossero appropriati. Lostesso potrei dire per le paperelle rosse in campo bianco. Insomma ognicravatta esclusa aveva la sua pena. Prego la signora contessa di non acquistarealtre cravatte per il conte Armand.”

Attento,Oliver Pimps, non vedi il fumo che esce dalla orecchie di Margherite?

“Armand,questo tuo lampione con le orecchie a cartoccio molesta la nostra cuocaJosephine. Pretende di stirarle le mutande. Al mattino, pretende due uovafritte nel burro con aggiunta di pancetta. Josephine è molto turbata.”

Avanti,Armand, difendi il tuo uomo.

“Margherite,noi a Narcassonne siamo provinciali, dobbiamo accettare nuovi usi e costumi-“

“Armand,il tuo Oliver Pimps , non ha ambizioni solo nel campo delle cravatte. Eglispazia anche nel campo delle mutande femminili. Ha avuto l’ardire di sollevarmi le sottane col pretesto di controllarese le mie mutande erano ben stirate. Ora tu devi spiegargli che noi donne qui aNarcassonne sappiamo come stirare le nostre mutande. Se lui si attenta ancora asollevarmi la gonna, gli infilzo da dietro la punta dell’ombrello e lo spingofino al porto, dove potrà prendere un battello e tornarsene a casa.”

OliverPimps non disse una parola. In silenzio prese la porta, scese in giardino e sinascose tra le fronde di un folto albero.

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LeMemorie di Margherite Dupont Soleil

CopyrightJohn Gerard Sapodilla



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