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“Il nome della Rosa” ovvero il trattatello di un medioevista (scarso) pregiudiziato.

contributo inviato da frala il 12 marzo 2019


In meno di un solo anno l'Illuminismo ghigliottinista dei rivoluzionari francesi ha fatto più morti che l'Inquisizione in quattro secoli in tutta Europa. Volendo parlare di fanatismo è un dato che bisognerebbe tenere ben presente. All'atto pratico il Manuale dell'Inquisitore di Bernardo Gui (1261 – 1331), uomo mite e fine e prolifico intellettuale del suo tempo, con le sue prerogative e compiti dell'inquisitore e le istruzioni per gli interrogatori, dava di fatto ben altre e più consistenti garanzie agl'imputati che non le sbrigative procedure ideologiche di Robespierre, Saint Just e compagniUmberto Eco, noto nel mondo per essere l'autore del “Manuale di Semeiotica” uno dei migliori del Novecento ed in Italia per essere l'autore del romanzo “Il nome della rosa”, muove invero da una serie di pregiudizi ideologici che ne inficiano l'opera


“Quando si inizia a sognare il Medioevo? Evidentemente quando, se il Medioevo fosse diurno, il giorno è finito e inizia la rielaborazione notturna, nelle sue naturali forme oniriche. E poiché il Medioevo è la notte, si dovrebbe iniziare a sognare quando sorge il nuovo giorno e (…) l'umanità ilare si risveglia cantando “che sollievo, che sollievo, è finito il Medioevo” (U. Eco, “sugli specchi”). Si condivide cioè il negazionismo illuminista che nega radicalmente l'evo cristiano e le sue grandi conquiste – tanto Le Goff quanto Gilson parlano di epoca di luce – e vuole anzi farne sinonimo di tenebra. Ma il vero fondatore del Medioevo, il monachesimo con San Benedetto e Santa Scolastica e la Regola danno invero un orientamento pratico alla vita del Cristiano, istituiscono il Monastero, ricettacolo e salvezza della Cultura. All'indomani della caduta dell'Impero Romano sono i monaci a 


tutelare la Cultura ed il Sapere dalle orde barbariche. I monasteri, dopo la caduta dell'impero sono i fari di Cultura che raggiunge, grazie all'integrazione con il Cristianesimo, nuove ed elevatissime vette nell'Arte, nella Filosofia, nelle Scienze, nell'Architettura. Sono iMonaci i primi a portare, grazie al riferimento autentico a ns Signore, quelli che oggi chiamiamo “Diritti Umani”. Sono un esempio anche di Carità vissuta, perché, a differenza di quanto ostenta Eco e le versioni cinematografiche, i Monaci condividono i beni dei conventi e sfamano le genti che vi abitano nei pressi, come testimoniato ancora oggi dal detto celebre “quel che passa il Convento”. Il Sapere non è occultamento bensì ricchezza e condivisione: ci sono eserciti di copisti, miniaturisti, studiosi e quant'altro che fanno la spola tra i Conventi alimentandone anche l'economia. Falso è anche e soprattutto il profilo sia Spirituale che culturale del “Monaco” che Eco ci 


propone inficiando così la sua fama di medioevista. Il Monaco, quello vero, esercitava il proprio ministero “in Laetitia” con buona pace della menzogna di Eco che lo vuole nemico del riso. Da studioso di Tommaso, Eco sa benissimo – ma guardacaso lo tace – che sono stati proprio due Frati, Sant'Alberto ed il suo discepolo San Tommaso, a procurarsi i testi prima in arabo e poi in greco dei grandi classici, Platone e soprattutto Aristotele, quest'ultimo ormai perduto alla tradizione occidentale. Insomma, i Monaci dipinti come oscuri, tenebrosi chiusi in sé, all'atto pratico intrattengono rapporti con la cultura islamica e giudaica, portano il confronto con i loro grandi autori, Avicenna, Averroé, Maimonide per citarne solo alcuni. E non si tratta soltanto di Filosofia, bensì di Matematica (con l'importazione fondamentale del sistema e della 


numerazione araba, ossia quella che oggi tutti usiamo con l'introduzione importantissima dello 0 e delle cifre da 1 a 9) di Economia (sono i Templari a fare una delle più grandi invenzioni economiche di tutti i tempi: l'assegno bancario) di Medicina, di Farmacologia e quant'altro. E' grazie a tutte queste conoscenze che sarà possibile costruire le grandi Cattedralicui connotazione basilare non è – e di nuovo Eco finge bene – l'oscurità bensì la Luce. Della pregiudizialità di Eco abbiamo testimonianza netta sempre nel testo già citato, alcune righe dopo: “... Il Seicento pare poco attento alla restaurazione medioevale (…) Chè in quest'epoca riciclano la Filosofia Medievale il Cardinal Gaetano (…) e in epoca 


barocca Francisco Suarez (…) per non parlare dei nemici di Galileo, meno sciocchi di quanto si creda”. Gioverebbe osservare che è grazie a Frati come Alberto e Tommaso che Galileo può disporre degli strumengti matematici a lui indispensabili, ed inoltre che la vicenda galileiana si svolge tutta all'interno della Chiesa tra due sue opposte fazioni: Galileo non è mai stato un precorritore degli Illuministi, bensì, di fatto, quasi lo "Scienziato di Corte" del Papa e chi lo ha colpito ciò ha fatto proprio per colpire il Pontefice. Insomma andrebbe finalmente chiarito agli illuministi ed ai loro emuli di oggi, vedi Eco e certi registi cinematografici, che è ora di smetterla con i falsi parametri dell'Illuminismo per approcciare sia la Realtà che la Storia anche perché ormai è abbondantemente dimostrato che fuori dal Cristianesimo non è dato un Umanesimo vero.
francesco latteri scholten.

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