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UN DIPINTO ENIGMATICO

contributo inviato da Daniele Salvi il 23 maggio 2019


La mostra “Devozione ducale”, che espone presso il Museo di Palazzo Bonafede a Monte San Giusto i dipinti del monastero di Santa Chiara di Camerino, riserva più di una sorpresa. E’ il caso della tela di cm 142 x 128, attribuita da Matteo Mazzalupi a Giovan Francesco di Giovanni Simonetti, pittore camerte, attivo tra il 1497 e il 1513, autore - tra l’altro -  dei cicli cortesi di Beldiletto, Lanciano ed Esanatoglia. L’opera, datata intorno al 1500, si trovava nella Chiesa di San Bartolomeo o Santa Maria di Rotabella a Castelraimondo e in passato si credette che rappresentasse la morte di suor Camilla Battista Da Varano, avvenuta nel 1524. Fu, infatti, portata nel 1843 come prova della precocità del suo culto in occasione del processo di beatificazione.

Sulla scorta di questa identificazione il dipinto fu traslato nel monastero di Santa Chiara di Camerino. La chiesa di San Bartolomeo fu poi demolita intorno agli anni Cinquanta del ‘900 per consentire l’ampliamento della strada Settempedana.

Il quadro sembra in realtà rappresentare una DormitioVirginis, cioè la morte di Maria e la sua Assunzione in cielo, come hanno dimostrato Giuseppe Capriotti e Ilaria Costantini. Per una descrizione del soggetto si può consultare Matteo Mazzalupi, “Appunti di storia dell’arte per Castelraimondo”, in AA.VV., Castelraimondo nell’anniversario dei 700 anni dalla sua fondazione, a cura di Pierluigi Moriconi, 2011, il cui contenuto viene ripreso in sintesi da Stefano Papetti nel catalogo che accompagna la mostra.

Quel che vorrei segnalare riguarda alcuni elementi di contesto e dei particolari che rendono a mio avviso ancora enigmatico questo dipinto, meritevole quindi di ulteriori studi e approfondimenti.

Innanzitutto chi guarda il dipinto è parte del contesto e della scena descritti; è come se anche lui si affacciasse da una delle finestre dei palazzi che figurano nel quadro, in questo caso da una finestra ad arco a tutto sesto. Al centro del dipinto si svolge la scena sacra, dove la Vergine è distesa su un cataletto, vestita con abiti simili a quelli di una monaca, come usavano le vedove dell’epoca, circondata da undici apostoli intenti ad officiare. Il pavimento a rombi e gli edifici, che richiamano effettivamente quelli dell’Annunciazione di Sperimento, danno la prospettiva all’intero soggetto. L’ambiente urbano è delimitato in fondo da un muro rotto, oltre il quale si apre un paesaggio poco riconoscibile a causa del deterioramento del quadro, indubbiamente non solo roccioso, ma devastato, nel quale sembrano scorgersi degli alberi bruciati o secchi. Qui si svolge la consegna della cintola a San Tommaso (il dodicesimo apostolo) da parte della Madonna che sale in cielo accolta nella gloria del Padre.

Lo spettatore è, quindi, uno dei diversi personaggi in abiti rinascimentali che dalla soglia dei portici o dalle finestre di un palazzo osservano la scena delle esequie. La partecipazione popolare sembra trattenuta, attonita, quasi incredula, a causa di sì tanto evento. Gli elementi di distruzione (il muro, il paesaggio) e la merlatura ghibellina di uno dei due palazzi sembrano riferimenti ad una sventura che si è abbattuta sulla città. Nessuno dei presenti è visibilmente intento a pregare; soltanto San Giovanni a mani giunte abbozza un inchino. Coloro che osservano la scena sacra si riconoscono e si salutano con un cenno di mano destra; il signore che sta sulla soglia di uno dei portici del palazzo alla ghibellina saluta e tiene l’altra mano sul capo di un fanciullo, con un gesto familiare e protettivo, indossa un copricapo rosso con dei ricami particolari, al collo è evidente un gioiello. Un unico personaggio vestito in abito lungo, calca la scena sacra, vicino seppur distinto dal gruppo degli apostoli e della Vergine. E’ un giovane che indica con la mano sinistra quel che sta avvenendo e sembra rispondere al saluto del signore e del fanciullo con un cenno della testa.

Tutto è come finalizzato ad attualizzare la scena che si sta svolgendo, per avvicinarla il più possibile allo spettatore reale; non si riconoscono committenti dell’opera, di solito inginocchiati e in preghiera; un che di insolito e profano attraversa l’intero dipinto. Questi elementi, insieme al “gusto lineare” e all’uso di una “tavolozza ridotta di colori”, hanno fatto pensare che il pittore fosse quel “Pintoricchio”, originario di Lancianello, località tra Pioraco e Castelraimondo, intimo della famiglia signorile dei Da Varano.

Egli potrebbe aver ritratto sub specie Dormitio le esequie di Giovanna Malatesta (1511); questa ipotesi aiuterebbe a combinare alcuni degli enigmatici particolari del dipinto, oltre a spiegarne l’originaria ubicazione.

Daniele Salvi



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