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Reddito di Cittadinanza: da dirigenti e laureati summa cum laude a Schiavi?

contributo inviato da frala il 2 agosto 2019


Premesso: una Lode al Governo Lega/5Stelle per aver avuto il coraggio di “osare” quello che non hanno osato tutti i precedenti in nome sia di una sinistra ideologica ed ideologizzata che di un mal riposto presunto cristianesimo: oggi a tanti – cui i precedenti non riconoscevano né la disoccupazione né alcunché – è riconosciuto un reddito minimo, assai inferiore comunque (-40%) rispetto alla disoccupazione e per di più, a differenza di questa, non erogato in contanti che per 100 Euro: 25 Euro a settimana, la paghetta di quando si era bambini. Personalmente, non avendo potuto servire la Repubblica con il servizio militare (congedo assoluto causa una malattia del sangue), ho sempre ritenuto per servizio alla Repubblica il mio lavoro di dirigenza della segreteria di un parlamentare, svolto non per uno bensì per tre anni. Niente di onorifico solo tanto e difficile lavoro 


prontamente misconosciuto e spesso attribuito ad altri. Ovviamente, come tutti: contratto di collaborazione continuativa fiduciaria con firma del cedolino a fine mese. Una specie di lavoro nero legalizzato. I “sindacati”... mi viene il sangue agl'occhi solo a sentire la parola. Ci andai. Fui trattato come un agente provocatore, boicottato, disinformato e quant'altro. Inoltre ero in giacca e cravatta e dunque un nemico di classe, ero educato e questo ne era la prova. Non è lo svolgimento del proprio lavoro la dimostrazione dell'essere lavoratore. Lo è l'avere la connotazione delle loro tipologie. E poi, ebbene sì, ho osato anche prendermi un Master “Summa 


cum Laude” dai Gesuiti, ed una Laurea, sempre “Summa cum Laude” alla Pontificia. Non si tratta, come vorrebbe certa cultura di sinistra e democratica, di una onoreficenza. Si tratta di una qualifica. Io per quella qualifica ho lavorato duramente per degl'anni ed ho lavorato a doppio: studio e volontariato con diverse parrocchie per consentirmi vitto e alloggio. Ne sono orgoglioso e ringrazio in particolare Don Paolo e diversi sacerdoti cui sono grato anche per l'indirizzo datomi: un abbraccio di cuore, altro che sindacati e sinistre storielle di un certo Don Eugenio dalle colonne di un certo 


giornalone. Tutte cose, come si vede che mi iscrivono ancor più nella tipologia del nemico di classe che va abbattuto. E come sbraitano i sinistri: dovremmo essere messi a disposizione ad es. dei Comuni per pulire le strade, le aiuole... e dovremmo farlo con la falce “così impariamo cosa significa lavorare” (perché non iniziano ad impararlo loro?). Cioé non un lavoro secondo le ns possibilità fisiche e psico attitudinali e meno che mai le ns qualifiche. Si tratta solo e deliberatamente di sfregiarci. A noi. I loro cari disoccupati che prendono il doppio di noi e sui quali lo Stato – visto che i cittadini, come vuole soprattutto la 


sinistra, dovrebbero essere eguali – potrebbe risparmiare, parificandoli a noi, un bel mucchio di soldi, quelli non si toccano. Siamo i nemici di classe ed andiamo eliminati in questo modo: i campi di lavoro di Stalin. Mi piace ricordare che le mie “pretese” sono sancite anche dalla ns Costituzione:
Articolo 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti dellaCostituzione.
Articolo 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni 


sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Articolo 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Tuttavia, evidentemente, noi, nemici di classe, non abbiamo il diritto di essere cittadini.
francesco latteri scholten.

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