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SE LA CHIESA INVESTE SULLA “VALLE NASCOSTA”

contributo inviato da Daniele Salvi il 8 agosto 2019


La notizia della designazione del vescovo di Camerino-San Severino Marche don Francesco Massara, di recente nomina, ad amministratore apostolico e vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica, sede vacante a seguito della nomina del suo vescovo mons.Stefano Russo a segretario generale della Conferenza episcopale italiana, è un segno molto interessante e ricco di implicazioni.

In primo luogo, certamente di carattere religioso, trattandosi di articolazioni della Chiesa cattolica, ma di questo non abbiamo né le giuste informazioni, né le competenze per parlare.

In secondo luogo di carattere storico, dal momento che la diocesi di Camerino ha avuto nei secoli un’amplissima estensione territoriale ed ha ricompreso per lungo tempo i territori oggi ricadenti nella diocesi di Fabriano-Matelica, per cui la nomina dello stesso vescovo a capo di due realtà accomunate per larga parte da una stessa storia, è certamente significativa.

Tuttavia, credo che neanche in ciò stia una lettura efficace della notizia, né la vera forza che essa comunica non solo alla comunità dei credenti, ma anche a tutta la società del territorio coinvolto e a quella marchigiana.

Al momento la scelta di nominare la stessa persona al vertice di due amministrazioni eguali e distinte, assume un significato particolarmente forte in quanto avviene “in vista di una diversa conformazione territoriale che porterà ad una revisione dei confini” delle diocesi, sicuramente di quelle interessate.

Di fronte a quello che sembra essere un primo passo verso il superamento dell’attuale assetto dei due enti in direzione della loro unificazione, si può dire con cognizione di causa che l’operazione, oltre ad essere sostenuta da ragioni autonome, ha dei fondamenti oggettivi e di valore prospettico che riguardano l’intero territorio.

La valle che da Camerino va a Fabriano, la cosiddetta sinclinale camerte, ha elementi di strutturale omogeneità geo-morfologica, storica, culturale, produttiva, infrastrutturale, ma è stata divisa nel tempo da confini amministrativi di vario genere (provinciali, montani, consortili, etc.) che ne hanno limitato e depotenziato le possibili e concrete sinergie e la loro utile espressione a beneficio delle comunità.

Pensiamo soltanto al ruolo che, in una organizzazione territoriale regionale tutta pensata e disposta lungo gli assi fluviali e vallivi, ha assolto quella fascia pedemontana che da Fermignano va a Comunanza, la quale  - grazie ad un insediamento produttivo di tutto rispetto - ha saputo drenare lo spopolamento e l’abbandono definitivo delle aree interne di questa regione.

E pensiamo al fatto che questa “linea di resistenza” ha saputo assumere i caratteri della “resilienza” proprio in quella “valle nascosta o misteriosa” - come la chiamava Bartolo Ciccardini - dove la particolare conformazione e più agevoli connessioni interregionali hanno consentito lo sviluppo di uno dei distretti produttivi più importanti e di una delle più antiche Università, a livello europeo.

Da “valle nascosta” a “valle creativa”, grazie alle nuove connessioni stradali e telematiche, a sinergie trasportistiche su ferro e gomma, e perché no a quelle possibili a livello socio-sanitario, scolastico, formativo e turistico, fino alle suggestioni offerte dall’Unesco. Camerino e Fabriano, e con loro un ampio territorio montano appenninico, sono alle prese con processi di ricostruzione complessi e sfidanti, delle forme urbane e dell’apparato produttivo, nel segno dell’innovazione, della sostenibilità e della creatività.

La scelta, dal cui commento siamo partiti, sembra - dunque - offrire un terreno proficuo al discorso pubblico e politico che merita di essere coltivato in maniera intelligente.

Daniele Salvi

 



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