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Priorità mondiale: un'etica (normativa) nuova per la finanza. Unità salva Italia, Minnesota fallisce.

contributo inviato da frala il 13 luglio 2011



Giorgio Napolitano smentisce Dante nel giudizio sull'Italia, confermandosi degno nocchiero di primissimo piano e proprio con "mare in gran tempesta". Una grande politica che rinverdisce l'unità d'Italia e la collocazione europea. E sono queste, sostanzialmente, insieme alla coscienziosità di Premier, governo, ministro dell'economia, e di tutti i maggiori partiti politici, a salvare il Paese. L'attuale crisi finanziaria mondiale di fatto nega le tesi sia nazionalistiche che localistiche (quelle delle varie leghe e movimenti Nord e Sud tanto per capirci). Nessuno dei tanti staterelli dell'Italia preunitaria avrebbe retto le pressioni speculative attuali. Non le reggerebbero da soli - come i fatti dimostrano - neppure molti Paesi Europei. Da sola non la reggerebbe neppure una delle otto più forti economie mondiali quale è la nostra. La realtà è drammatica. Non la realtà di singoli Paesi europei quali Grecia, Portogallo, Islanda, come vorrebbe Mood's. E' tragica la realtà degli States dove già un primo Paese, il Minnesota, è fallito. Tutti i dipendenti statali sono sul lastrico, l'attività degli uffici pubblici, delle scuole, degli asili etc, tutto il pubblico è bloccato. Sono bloccati gl'appalti, perciò le opere. Dunque è bloccato anche il "privato". E' una situazione nella quale - come giustamente osserva lo stesso Presidente Obama - la distinzione tra pubblico e privato non ha più molto, o alcun, senso. E' vero che la crisi è anche economica e che si tratta di una crisi forse più grave di quella del '29 del secolo scorso, che ne costituisce forse l'unico antecedente storico. Ma la crisi, come le ondate speculative a ripetizione contro Grecia e Portogallo e adesso anche contro l'Italia, dimostrano, è anzitutto una crisi artefatta, una crisi indotta da moti speculativi di grandi soggetti o società le quali da tempo si collocano di fatto al di là ed al di fuori delle normative dei vari Paesi. Soggetti il cui agire è un agire chiaramente criminale ed antiumano come dimostrano le recenti speculazioni internazionali sull'agroalimentare che hanno causato l'incremento immotivato del costo del grano di oltre il 70% in solo alcuni mesi, incremento che ha portato la fame e la guerra in diversi Paesi, in Africa (Yemen e Somalia), nel Nordafrica, segnatamente Tunisia, Egitto, Libia, in Medio Oriente. E' un agire che mostra non solo la delinquenzialità di questi soggetti, ma come essi di fatto si pongano al di fuori ed al di sopra della realtà politica ordinaria, praticamente ridotta a puro fantoccio. L'economia del pianeta e con essa la politica è, da tempo, determinata da soggetti assolutamente opachi, di fatto non controllabili dalle varie giurisdizioni dei diversi Paesi. Si tratta di realtà le quali usurpano totalmente il potere ed il diritto legittimo non solo dei semplici cittadini, ma addirittura dei Paesi e delle comunità sovranazionali. E', come la drammaticità della situazione dimostra, assolutamente prioritario il fattore etico della finanza. E' imprescindibile il ritorno della finanza a servizio dell'economia, delle comunità sovranazionali e nazionali, dei cittadini. Non il contrario, come oggi. La realtà attuale, specie quella normativa, che consente l'accadere di quanto sta accadendo, di fatto non solo distrugge, come sta avvenendo, intere economie, interi Paesi e comunità sovranazionali, ma distrugge alla fine la stessa finanza. Una finanza senza economia infatti è una "petitio principi". L'economia è la base della finanza, è la realtà sulla quale la finaza, da sempre, si innesta. Distruggere l'economia è porre le basi della finanza sul vuoto, sul nulla. Il criterio direttivo dell'agire finanziario non può continuare ad essere, come oggi, semplicisticamente quello del maggior incremento di guadagno di alcuni, pochi soggetti che divengono ogni giorno di meno e più ricchi a discapito di un sempre maggior numero di soggetti sempre più poveri, a discapito di interi Paesi. Il criterio non può essere, di nuovo come oggi, ancor prima di questo, quello di un potere sempre più occulto ed occultante, un potere che realizza sempre più prammaticamente quello che era il vecchio ideale dispotico del "panopticum", l'osservatorio politico ideale della tirannide occulta, il luogo da cui è possibile osservare tutto e tutti senza essere visti da nessuno e senza dover rendere conto a nessuno del proprio agire ed operare. L'ideale di tutte le eversioni e le cospirazioni di tutti i tempi. Ebbene questo ideale è oggi, purtroppo, nel settore finanziario, una realtà. Una realtà dalla quale è necessario imporre normativamente l'uscita. Una realtà non solo eversiva e cospirativa nel senso più assoluto - le varie Br o eversioni e cospirazioni di sinistra e di destra sono uno scherzo a confronto - ma una realtà nichilista ed annichilente, il cui unico sbocco è il NULLA.
francesco latteri scholten (13.06.2011).


commenti:


commento di   grandmere inviato il 14 luglio 2011
Grazie per aver spiegato ed espresso con tanta chiarezza quello che io solo riuscivo a intuire confusamente, viste le mie inesistenti conoscenze in materia...

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